Natura,  Rubrica

Bocas del Toro: Dietro le quinte

Fonte dell’immagine Alamy

Changuinola. Delle piantagioni di banane a perdita d’occhio, una strada principale, dove negozi e bar si susseguono.

Un indiano, la faccia incollata al vetro dell’unico drugstore, guarda una bambola in legno sospesa in alto. Sogna del regalo che vorrebbe fare a sua figlia. 6 anni oggi.

Tutti i suoi colleghi sono andati a bere. Lui no. Raggiungerà la sua famiglia in questo riparo condiviso con altre 3 famiglie. 3 famiglie con quanti? 6, 8, 12 figli ciascuna? Lui ha perso il conto. Si ricorda soltanto le condizioni di vita… adulti, bambini… gli uni sugli altri. Di chi è questo ragazzo che gioca con una lattina? E questo, deformato che striscia sul pavimento di terra seguendo una donna che stende la biancheria sul filo spinato? è il suo?…

Gli altri bevono per dimenticare le condizioni precarie di vita e del lavoro.

Ne parliamo, del lavoro?

Alzati all’alba, passano tutta la giornata sotto il sole o la pioggia tropicale per badare ai banani, raccoglierne le “mani”, lavarle, asciugarle, impacchettarle, trasportarle fino al treno che le imbarca… e si ricomincia.

Ogni giorno, ogni settimana, ogni anno senza tregua, eccetto il venerdì sera, il giorno della paga.

Allora durante qualche miserabile ora, sognano di giorni migliori grazie all’alcool che gioca il suo ruolo: quello di far’ dimenticare, ubriacare, e sognare… anche se il risveglio è difficile.

Infatti, il giorno dopo tornano nelle piantagioni tra i serpenti, il fango, spesso senza scarpe, lavorano 12, 14 ore e guadagnano 1 dollaro a tonnellata… salari da fame che non permettono di vivere umanamente...

Allora bevono.

Bevono per dimenticare che i loro occhi bruciano per colpa dei prodotti chimici.

Bevono per non sentire più il dolore ai reni, dovuto all’esposizione costante ai pesticidi.

Bevono per alleviare il bruciore ai polmoni e l’aria si fa rara a causa degli stessi pesticidi.

Bevono per dimenticare il dolore di aver un bambino che non possono aiutare con delle malformazioni congenite, condannati a vederli soffrire, sempre per colpa di questi prodotti pericolosi…

L’unica via d’uscita è l’alcool, e come scrisse Carlos Luis Fallas oltre 60 anni fa: «colui che non lavora nelle piantagioni di banane, non può sapere cosa significa questa scintilla di felicità per il misero che marcisce nelle piantagioni». La scintilla di felicità faceva riferimento all’alcool…

Le condizioni di lavoro non rispettano nessuna convenzione, nessun diritto umano, le donne sono violentate, abusate e lavorano più tempo degli uomini. I sindacalisti vengono torturati, nessuna sicurezza sul lavoro, la paga bassissima che non permette di coprire i bisogni della famiglia, anche i ragazzi dall’età di 11 anni iniziano a lavorare, non hanno accesso alla cultura, alla sanità…

Poi ci siamo noi.

Sì, noi compriamo le banane… ma qual è il prezzo della frutta gialla che mangiamo?

Il prezzo della vita per molti. Le mangiamo grazie al sudore degli altri senza mai pensare alla sofferenza di un popolo decaduto a cui abbiamo rubato la terra. Senza pensare al paese che sta soffrendo, infestato dai prodotti tossici che rovinano non solo la terra, ma fanno anche sparire il recinto di corallo di queste isole paradisiache.

Si stima che in Costa Rica, grande produttore di banane, il 90% della barriera corallina sia morto per colpa del ruscellamento dei pesticidi.

Gravi impatti sui lavoratori, sull’ambiente, l’inquinamento, la deforestazione… ecco il prezzo di una banana.

Le multinazionali che hanno preso il mercato delle banane si sono installati nell’America centrale: il Panama, le Honduras, la Colombia, la Costa Rica…paesi diventati «repubblica delle banane» dove «Mamita Yunai*» decide, fa e ha quasi il diritto sulla vita e sulla morte.

Le cose stanno migliorando grazie alla legge, ai sindacati, alle convenzioni firmate… però le multinazionali pensano alla rentabilità e se oggi hanno fatto uno sforzo per le abitazioni o la scuola, se usano prodotti meno pericolosi, ci sono ancora tanti progressi da fare.

Le banane sono una sfida economica importante; speriamo che le preoccupazioni per l’ambiente crescano e servano da leva per migliorare la vita attorno alla frutta d’oro.

Christine Lauret

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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