Natura,  Rubrica

Cronaca di una morte annunciata

Piangete escursionisti, innamorati della natura, turisti… Piangete, il monte Pizol è morto.

2844 metri di altitudine, situato nel nordest della Svizzera, era un piccolo ghiacciaio molto apprezzato da grandi e piccoli. Venivano da tutto il mondo a visitare il Pizol prima che sparisse, è triste vedere un sito così magico scomparire.

Però la cosa più strana di questa storia è che il Pizol si scioglie per colpa della CO2, questo gas scaricato da noi! … e questi « innamorati » della natura, questi che andavano a gustarla attorno al Pizol, questi che piangevano sulla sua sparizione, sono gli stessi che ne hanno affrettato la scomparsa, utilizzando aerei e automobili che aumentano l’emissione di questo gas nell’atmosfera…

Strano modo di amare, di preoccuparsi del monte Pizol! Non vorrei assolutamente essere amata così!

…Triste, lo sono io quando ricordo questi monti come delle lingue di fuoco, frastagliati contro il cielo azzurro. Ci regalavano un riposo assoluto, la calma, la pace. Potevamo immaginare d’essere tra le montagne dell’Himalaya con le sue temperature così basse. L’immensità, l’infinità, l’impressione di essere soli al mondo e meritare questo paesaggio per tutti gli sforzi fatti per arrivare fino alle cime innevate. Sentire solo il rumore del ghiaccio che fruscia sotto le scarpe in mezzo al silenzio.

Non c’è anima viva. Nessuna fauna a quest’altitudine. Un’aquila persa, ogni tanto, vola sulle nostre teste, anche lei è in visita…il profumo dell’aria pura, il vento ghiacciato che penetra nella pelle, il respiro più rapido, ecco i nostri compagni di viaggio. Parlare? Non si può, siamo a 2844 metri e camminiamo come delle lumache, talmente l’ossigeno è scarso. Siamo circondati da un silenzio assordante.

Sovrastando i laghi dalle aque smeraldine, dove gli stambecchi saltano di sasso in sasso, ci sentiamo re del mondo…

…Oggi gli stambecchi sono qui, sui resti del ghiacciaio…tutta la fauna si è spostata, non ci sono più le basse temperature, il prato inizia anche a crescere, la fauna, accaldata, sale sul monte.

Là dove c’era pace e silenzio, oggi la vita si organizza pian piano in un posto ancora austero.

Ormai il Pizol somiglia a una terra secca, arida, ostile, come se volesse farci pagare la sua morte. Il mantello bianco è sparito, rimpiazzato dalle rocce affilate come lame dove un’erba scarsa cresce qua e là.

Il corno delle Alpi, come la voce della verità, risuona sulle montagne, cantando l’orazione funebre del ghiacciaio.

Il monte Pizol è morto. E’ solo il primo. Ha firmato l’inizio della scomparsa dei ghiacciai d’Europa, ghiacciai in sofferenza. Ghiacciai che muoiono dopo averci fatto sognare…

Piangete amici, i nostri figli non calcheranno un ghiacciaio, non potranno mai sognarlo …

Christine Lauret

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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