Parolaggio,  Rubrica

Dalla Babele alle big Bubble

La torre de Babel, Pieter Brueghel el viejo (1525-1569)

“Ben venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato.”

KARL KRAUS

“Ben venga il caos, perché l’ordine non ha funzionato” – Questo aforisma di Karl Kraus è perfetto per dare libero sfogo al rovesciarsi delle parole. Incarna l’accezione opposta del modo di dire “È una Babilonia”. Per l’intellettuale austriaco, lo scompiglio della moltitudine possiede un valore positivo, laddove nella Bibbia, la confusione di Babele appare piuttosto come un evento fatale. Ciò che assume un senso negativo per gli uni, per gli altri può diventare addirittura una fortuna.
È il caso di: Babbel – L’applicazione che permette di imparare 14 lingue diverse in 8 lingue.

Confusione, caos, disordine oppure varietà, fantasia e creatività?
L’interpretazione dipende, come sempre, dal punto di vista e dal contesto. Del resto, come sarebbe il mondo, se parlassimo tutti quanti la stessa lingua e se la biblica arroganza degli uomini non avesse provocato la collera divina per catapultarci nell’universo dei tanti idiomi?

Le parole e i suoni che le accompagnano sono uno strumento creativo dalle mille possibilità!
Col libero uso delle parole possiamo esprimere ciò che pensiamo, in forma scritta, parlata o silenziosa che sia, e giocarci a nostro piacimento.

Avete mai giocato con le parole come se fossero i tasselli del domino?

Ecco come funziona:
Prendete una manciata di parole e mettetele in fila indiana le une dietro le altre.
Disponetele come se fossero i tasselli del domino. Costruite una fila di parole lunghissima e fatela attraversare il vostro foglio da una parte all’altra. Cercate di piazzare i vostri termini-tasselli in modo tale che la fine di ognuno tocchi l’inizio del successivo, creando un serpentone di pezzi linguistici, senza preoccuparvi del senso che ne risulta. Uno tirerà l’altro. Lasciate che sia semplicemente un insieme non-sense legato da anelli di lettere. Leggete il vostro risultato scritto a voce alta, rovesciate le parole le une sopra le altre e ascoltate il “clic, clic, clic…” della loro reazione a catena, sino a quando non avrete raggiunto l’ultimo tassello.

Pronunciando l’esito insolito del vostro serpentone, probabilmente gli mancherà un significato compiuto. Magari vi sentirete come il re Nemrot nell’Inferno dantesco, dove il poeta gli fa pronunciare parole incomprensibili?!

Ad ogni modo, il vostro serpentone sarà una combinazione di termini inattesa, senza punto, né virgola, eppure, se vi sono venute in mente proprio queste parole piuttosto che altre, un senso nascosto ci sarà. Sta a voi scoprire quale. Nulla di strano che nell’associazione troverete un’ispirazione, una riflessione a sorpresa, un pensiero inaspettato!

Giocando con le parole si può fare il solletico al vostro inconscio, concedere un ballo alla vostra fantasia e proiettare sulla carta esattamente ciò di cui avete bisogno!
Il passaggio dal senso al non-senso libera il pensiero. Col gioco siete ritornati al punto di partenza, ad “una Babele”! Avete creato una confusione di lingua – a language confusion – une confusion de langue – eine Sprachverwirrung – E oplà! A quanto pare, persino il tedesco – un idioma tanto rimpinzato di regole e ordine – fuoriesce dal suo cliché di disciplinato e si concede la creatività e con quale meraviglia!
Non è un segreto: la lingua tedesca possiede un immenso potere creativo. Sa essere un formidabile strumento tanto retorico, quanto poetico e filosofico.

È come una fucina dalla quale fuoriescono sempre nuovi utensili, persino quelli divertenti! Se le lingue neolatine si somigliano tra di loro e l’inglese ne ripesca un buon 60%, il vocabolario tedesco “balla fuori dalla fila” (tanzt aus der Reihe) e si “cuoce un wurstel extra” (brät sich eine Extrawurst)- due frasi fatte che, tradotte letteralmente, non significano un granché, ma mettono in evidenza come persino una lingua apparentemente ostica si prende la licenza di nominare e definire le cose a modo suo. Attraverso la lingua plasmiamo la nostra realtà dal razionale al bizzarro!

Anche soltanto restando nell’UE, troviamo vocaboli per tutti i gusti, dal “cane caldo” inglese (hotdog), al “dolce da cane” tedesco (Hundekuchen, fatto di strati di oro saiwa e nutella) e al “calzone” italiano. Usiamo locuzioni che allo straniero sembrano prive di senso “piove sul bagnato” (pensa: ovvio, laddove piove, tutto si bagna) o termini per la cui traduzione in qualsiasi altra lingua del mondo, occorre tutto un programma: “scramentare” – ci provo: verbo sardo che significa che una volta fatta una determinata esperienza veramente forte (accezione piuttosto negativa e poi anche ironica) che ha lasciato il suo segno, desisterai da ogni tentativo di ripeterla o riviverla ancora. Mi chiedo come sia il cinese…

E già, sarebbe fantastico scoprire e padroneggiare l’infinita varietà linguistica dentro e oltre i confini del nostro vecchio continente – un continente antico più del Vecchio testamento e ritorniamo a bomba: andando a caccia di significati e etimologie, ho scoperto che nella stessa denominazione della città di Babilonia si nasconde un principio ludico: in ebraico, le due radici diverse: “bbl” di “Babel” e “bll” del verbo “confondere” contengono un gioco fonetico!

Se solo riuscissimo a masticare le lingue con la stessa facilità con la quale mastichiamo una big Bubble! Almeno il suono del termine inglese ci dà l’illusione di poterlo fare! Anche se “bubble” significa “bollicina”, lo si legge “bAbbel”. In italiano, questa grande “babbel” è uno spasso non da poco! A seconda del luogo nel quale la gustate, si chiama: ciccacingommagingommaciugommacingonmasticagomminacaramella a gomma o cicles ed è divertente pensare che a differenza di tutti gli altri, questo dolciume, va masticato anziché mangiato. Nelle nostre bocche, la bAbble gode di una lunga durata – proprio come quella delle parole che usiamo e mastichiamo, ma che non inghiottiamo – diversamente le lingue sparirebbero a bocconi e saremmo in un mondo muto!

Usando l’aforisma di Karl Kraus: “Per essere perfetta le mancava solo un difetto”, oserei dire che ogni lingua è perfetta, poiché ha un difetto! Per lo straniero che impara una nuova lingua, quel difetto salta fuori! In francese ci si perde nella selva ortografica, in italiano nella marea di verbi e coniugazioni, in tedesco tra i tre articoli, dove non sai mai che pesci pigliare, in inglese nella fonetica e nell’abbondanza di modi di dire… e così via dicendo.

In un certo qual modo, l’Uomo, immagine riflessa di Dio, è riuscito a costruire quella scala alta, desiderata dai babilonesi per comunicare con la divinità, aspirando all’infinito, poiché le lingue umane danno proprio questo: un senso dell’infinito!

Anja Riemann

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