Rubrica,  Turismo

Destinazione Cambogia

foto Rolande Murat

Nonostante questi tempi di pandemia, osiamo sognare le terre lontane. Prepariamoci a vivere l’avventura per il tempo di una pausa.

Non mi piace viaggiare per viaggiare. Per partire, il pezzo del mondo che mi accingo a visitare deve essere iscritto in me con fantasia ed emozioni… della guida prendo solo l’essenziale, giusto per non perdermi, ossia per il lato pratico dell’avventura… Perché tutti i miei peripli li voglio avventurosi, per la mia misura sì, ma avventurosi!

Se il paese che devo visitare è grande, ne circoscrivo i limiti per poter apprezzare ogni momento.

La Cambogia, quella per cui ho stabilito i miei limiti, non è molto cambiata da quando ci sono andata, la pandemia ha questo di bello: rallenta il mondo.

Ho voluto vedere Siem-Reap e le rovine d’Angkor e Phnom-Penh.

Siem- Reap

Non mi offenderei mai se alcuni di voi, dopo avermi letto, correranno alla libreria per comprare «L’arte di annoiare raccontando le proprie vacanze» di Matthias Debureaux!

Tra informazioni pratiche ed emozioni, non c’è dubbio, scelgo le emozioni!

Arrivo a Siem-Reap, aeroporto moderno, accogliente, un servizio per l’immigrazione efficace, anche se ti prendono 35 Euro alla velocità del lampo… ma è il prezzo del visto turistico. Ti danno il resto in dollari americani. Perché? “Perché il Riel è troppo complicato per te e basta!”
Come lo sa? Non ho la risposta, però il soggiorno dimostrerà che aveva ragione lui…

Per arrivare in hotel, affronto il resto della mia strada a bordo di un antico TUK-TUK. Inutile fare un pensierino sui braccioli in legno lavorato e pelle trapuntata, pensando che anche voi potreste dare una seconda vita ai vostri vecchi divani pronti per Emmaus… no, no… questi non sono fatti dai vostri mobili riciclati, non sono dei rottami! Sono fatti qui, alla fabbrica di TUK-TUK per raffinare la loro bellezza!

Il mio albergo? Una casa Khmer con una piscina e un giardino tropicale. Programmo i miei giorni delle visite dei templi, ma che dico, della città dei templi! Non meno di 6 siti archeologici al giorno! Belli, sorprendendi, strani, insoliti, grandiosi… Dopo averli visti, sarebbe presuntuoso pensare «conosco la storia Khmer», no… con umiltà ho guardato, ammirato, sono stata coinvolta dagli affreschi, i bassorilievi intatti e anche dall’impeto messo per ristrutturare i siti. Tra loro, ci sono Angkor Vat, Bayon e Ta Pronhm. Le mie foto sono solo una piccola parte di queste meraviglie. Ovvio, quelle di Ta Pronhm sono un omaggio alla forza della natura. Questi alberi strangolatori non potevano lasciarmi impassibile.

Lo straordinario di questi luoghi è che si innalzano in mezzo alle zone rurali o alla foresta e, strada facendo, scopriamo la vita della Cambogia: contadini con gruppi di galline o di anatre che beccano con prudenza sul bordo della strada; dei bufali che non si staccano del fango, delle case Khmer aperte e delle corse di bambini felici! Del loto a volontà e risaie con 50 tonalità di verde!

Phnom-Penh

Comodamente installata in un mini taxi bus, mi dirigo verso il capoluogo lungo una strada metà asfaltata e metà fangosa. Attraverso un paese rurale, foreste, borghi. È la stagione in cui il riso cresce e dà ai paesaggi una bellezza incredibile. Tutto questo verde non si preoccupa del traffico o dei rumori dei camion e ci allevia.

Da ogni lato della strada, sfilano diverse case Khmer; solo loro meritano una gita culturale! Sono belle e anche se sono sbilenche, mangiate dalle termiti e dall’umidità, mi piacerebbe passarci un momento… è un’altra epoca.

Phnom-Penh! Ci sono! Una Babele oppure la città dei grandi slalom! Un traffico pazzesco, dove la regola è: niente regole e che vinca il migliore!

Tuk-tuk, macchine, biciclette, moto, parcheggiate dappertutto: sul bordo della strada, ma anche sui marciapiedi dove già ci sono i negozianti che prendono tutto il posto. Non solo! Troviamo anche meccanici, per moto per esempio, in mezzo al marciapiede e rischiamo ad ogni momento di scivolare su una macchia di olio o di inciampare su una scatola di grasso!

Alla fine, se vuoi visitare questa città, ti rimane solo il centro della strada a costo della tua vita. Allora, alza le braccia per farti vedere dalle macchine che circolano e prendi anche il rischio di farti strappare la borsa…e magari il braccio con lei! Non esagero, vi assicuro!

Ma non è tutto così brutto… ci sono anche i bei quartieri e la passeggiata lungo il Mekong è incantevole.

Non rimarrò per molto tempo, ma faccio un salto in questo sinistro liceo S 21, il famigerato centro delle torture dei Khmer Rossi, attualmente «museo del genocidio». Agghiacciante!

Non so se ho imparato qualcosa se non che la pazzia degli uomini li conduce ad essere eccellenti nella crudeltà e che Pol Pot era realmente pazzo per pensare che i ragazzi di 12-13-14 anni potessero essere pericolosi per lui al punto tale da farli torturare e ucciderli!

Phnom-Penh non mi è piaciuta per niente, ma l’avete già capito sicuramente!

Chiudo adesso questa pagina cambogiana, e per quello che segue parlo a titolo personale.

Ho raggiunto il mio traguardo; non ho ovviamente capito tutto ciò che vive questo popolo del «rinnovamento» … Ma ho visto grandi lavoratori, persone affabili pronti a tagliarsi un braccio per farvi un favore senza il minimo atteggiamento ambiguo, della gente allegra.

Nessuna imagine choc di grandi mutilati per far ricordare un passato doloroso. Non ci sono! Vogliono dimenticare? Oppure sono pudichi su ciò che rimane di queste atrocità? Sono molto orgogliosi e rivolti decisamente verso il futuro?… Non saprei dirlo.

È sorprendente il fatto di pagare tutto in dollari americani! Il Riel? K.O. per abbandono… temo che il lato identitario di una moneta esista solo nella mia testa!

Questo paese ha raggiunto, mi sembra, l’era del consumismo così come tutti… noi compresi! La globalizzazione non ferisce, ma fa addormentare grazie allo zucchero, il grasso, le connessioni e le immagini… anche qui, tra le tradizioni e la modernità, la contraddizione farà danni… in silenzio…

Nonostante tutto questo, la Cambogia rimane una delle mie destinazioni preferite, non solo per la la natura, ma anche per il popolo. Vedere la Cambogia è come camminare in un altro mondo.

Rolande Murat (traduzione Christine Lauret)

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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