Rubrica,  Turismo

Hanoi: la fine di un viaggio

Fonte dell’immagine DGV Travel

Se i miei spostamenti attraverso il Vietnam sono stati scomodi e carichi di avventure, in chiusura della crociera nella baia d’Halong ho avuto la sorpresa di essere aspettata da un lussuoso minibus. Forse il responsabile del viaggio voleva che a ciascuno di noi rimanesse un ricordo particolare, come per sottrarci con dolcezza dalla vita sulla giunca.

Siamo il 31 dicembre e anche in questa parte del mondo preparano la veglia di capodanno, quindi il traffico è denso e per raggiungere Hanoi il viaggio è lungo. Questo mi permette di osservare la città e di vedere ciò che non avrei visto se fossi stata trasportata da un altro mezzo.

Constato che tutte le case sono molto strette ma alte, un modo, mi spiega la guida, per pagare meno tasse (le tasse sono calcolate in base alla superficie sul suolo), ingegnoso!

La rete stradale è più meno ben mantenuta e pulita, il rispetto dei beni e della collettività è abbastanza ovvio.

Un’altra cosa mi stupisce: il loro modo di utilizzare lo spazio pubblico. Laddove noi europei facciamo del bello per l’occhio, loro fanno dell’utile. Un esempio: da loro i terrapieni tra due vie diventano dei magnifici orti. Lo stesso accade con i giardini o gli spazi tra le case… è davvero una bella cosa che riscalda anima e cuore!

Ho prenotato un albergo nella vecchia Hanoi.

In città, un trambusto incredibile! Un via e vai denso, delle grida, risate, canzoni, lumi, mercanti e clienti sono indaffarati in un vortice infernale.

E quando le strade si svuotano, i negozi si chiudono, non immaginate che il vuoto s’impadronisca della città… assolutamente no! Stupefatta, assisto a degli scambi: i mercanti sistemano tavoli e sedie fuori e le strade si trasformano in zone pedonali. Chilometri di tavoli che crollano sotto l’abbondanza dei prodotti per la festa… I festeggiamenti iniziano e dureranno fino alle tre del mattino. Sono allegri, si divertono molto e io ho un pensiero tenero per il loro vissuto di guerra. Vedo un popolo che ha saputo risollevarsi alla grande senza nessun rancore, mi rendo conto di questo grazie a un dettaglio: il casco americano “U.S Army” portato da molti ragazzi e uomini.

Sono instancabili questi cittadini, dal giorno successivo riprendono le loro attività e vivono come se niente fosse… io vagabondo, osservo, annuso, mi meraviglio di questa vera città che ha sicuramente qualche difetto turistico, ma che dimostra una vita autentica.

È un cambiamento totale: piccole botteghe sbilenche che vendono tante cose insolite, botteghe specializzate, che noi, europei, abbiamo da tanto tempo già abbandonato a favore della fabbricazione industriale. E che dire dei mercati tanti colorati quanti profumati! Tutti i miei sensi ne approfittano e rimango più di otto ore a passeggiare in mezzo alla folla. Voglio anche “vivere” Hanoi! È quest’Hanoi che mi fa sognare, non la nuova città nella quale decido di non andare.

Fotografia Rolande Murat

Invece andrò a vagare nel Hanoi borghese dove il passaggio dei francesi ha lasciato il segno… e per molto tempo. Dei palazzi “Haussmaniani” splendidi e maestosi, molto ben tenuti, altri palazzi amministrativi esattamente come i nostri in Francia provocano in me uno strano sentimento, un misto tra orgoglio e rimorso…

Teatro dell’Opera di Hanoi

Chiudo il mio giro sistemandomi sulla terrazza di una splendida “brasserie” art-déco che ha, anche lei, resistito agli spasimi della guerra…

Domani riprendo l’aereo, il mio viaggio si ferma qua… ma già non vedo l’ora di ritornare. Il Vietnam è fantastico in tutti i sensi! Mi sono proprio innamorata di questo paese, dei suoi splendidi tesori della natura e della sua inaspettata apertura verso il resto del mondo.

Rolande Murat (traduzione Christine Lauret)
(Proofreading Anja Riemann)

Per visitare Hanoi con gli occhi di Rolande Murat non mancate lo shooting!

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