Natura,  Rubrica

Il big boss dagli occhi di Diamante

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«Se la pista è troppo facile e pensi di «beccare» il giaguaro, guarda dietro di te, deve essere li, gli occhi fissi sul tuo collo»

Luis Sepulveda

Il Giaguaro.

Le Jaguar in francese.

Già il nome ci fa venire la pelle d’oca, quando capiamo cosa significa: «colui che uccide con un balzo». Non è un caso, se una famosa marca di automobili ha usato il suo nome!

In Amazzonia viene considerato un animale leggendario, si dice che accompagni l’anima dei vivi nella morte. Gli autoctoni sanno che esiste e vive nella foresta, ma non lo vedono mai, questo contribuisce alla magia del Jaguar, allora nascono storie, miti… appena pronunciamo il suo nome le teste si girano, le conversazioni si fermano, gli occhi si strabuzzano e l’udito si acuisce.

L’incontro con un Jaguar è un evento fuori dal tempo, irreale.

Già il fatto di essere in mezzo alla foresta Amazzonica è come essere su un altro pianeta. Qui, sotto il baldacchino verde così denso, la luce del sole arriva solo con estrema difficoltà fino ai piedi. Gli occhi non servono a niente, sono gli altri sensi a prendere il comando. L’udito, l’olfatto rimangono in attesa dei rumori e dei profumi dell’Amazzonia. Dalla scimmia urlatrice all’ara chiacchierone, siamo invasi dalle voci di una natura indomita.

Tra tutti i suoni, risulta quasi impossibile sentire il Jaguar. Al contrario degli altri, è silenzioso, sembra che cammini sull’ovatta.

150 chili e l’agilità di un gatto, calmo, tranquillo, appare e scompare senza preavviso, potente e fragile al tempo stesso.

Maestoso, affascinante, il giaguaro è il terzo più grande felino al mondo.

Il suo habitat è la foresta Amazzonica. Le sue prede?… Tutto. Agile nell’acqua come sulla terra, è capace di combattere e vincere contro un coccodrillo e attaccare delle prede due volte più grosse di lui. Non teme niente. Infatti, in Amazzonia non ha predatori e regna come un re.

Il suo modo di spostarsi è di una leggerezza e di una discrezione tale che possiamo passare un anno in Amazzonia senza vedere l’ombra di un Jaguar, è fantomatico…

Sdraiato su un ramo a 10 metri da terra, ci osserva con il suo sguardo di diamante proprio mentre abbiamo gli occhi sulle sue tracce… oppure nuota nel fiume mentre l’aspettiamo con la macchina fotografica sopra un albero. È lui che sceglie di mostrarsi o meno. Sa di essere il più forte e questo gli dà un aria di forza tranquilla… non c’è bisogno di agitarsi, nessun animale gli resiste e incrociare un uomo lo rende piuttosto curioso.

Ho detto che non ha predatori?!… Bugia… l’unico predatore del Jaguar è l’uomo. Purtroppo!

Il bracconaggio e la deforestazione mettono in pericolo questo mitico animale.

Inseguito, perseguitato per la sua splendida pelliccia o per esigenze pseudo mediche (impotenza sessuale, artriti o miglioramento della salute in generale), il giaguaro è seriamente minacciato.

Il suo unico predatore è capace di stargli appresso per giorni seguendo le sue tracce sanguinanti colpito da qualche proiettile. Aspettano che l’animale sofferente si arrenda. E dopo aver sparato il felino e fatto la foto di «rito», vendono il loro trofeo ai trafficanti…

Viene perseguitato anche dalla popolazione locale che lo ritiene autore delle aggressioni alle loro greggi.

Non è proprio sbagliato purtroppo, però se il giaguaro attacca le greggi, è perché non ha più scelta. La deforestazione gli sta togliendo il suo territorio, le sue prede ed è per questo che si avvicina al bestiame … il conflitto con l’uomo inizia proprio dall’uomo!

Il suo territorio, circa 150 chilometri quadrati, si riduce all’osso man mano che i campi auriferi si sviluppano e fanno indietreggiare la foresta. La febbre dell’oro invade l’area del re dell’Amazzonia, alterando il fragile equilibrio della natura.

Meno foresta, meno prede, meno giaguari… negli ultimi 20 anni, l’80% dei giaguari è sparito.

Proteggere questa specie in via di estinzione inizia con un lavoro di documentazione, di educazione. L’educazione al rispetto della natura, alla consapevolezza che se il giaguaro è in pericolo, lo stesso vale per uno dei polmoni del pianeta:

l’Amazzonia sta morendo!

Attiviamoci perché ai nostri bambini vengano lasciati questi animali leggendari in un modo differente che non sul cofano di una macchina di lusso!

Christine Lauret

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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