Rubrica,  Turismo

Il Panama: il canale e la città

foto Rolande Murat

Faremo lunghe ore di navigazione per raggiungere Shelter Bay. Il tempo è cupo, il mare sciaborda duramente e rende la nostra traversata scomoda.

Più ci avviciniamo di Colon, più le navi portacontainer aumentano. Vogliono attraversare il canale, hanno sicuramente un appuntamento che non vogliono mancare. Allora il mio capitano presta ancora più attenzione alla navigazione e la tensione a bordo diventa palpabile. Sherter Bay, il nostro «Graal», è a poche miglia, ma raggiungerla sarà possibile solo dopo numerosi radio chiamate e consigli… non si entra spensierati in una marina con un 15 metri!

Eccoci qua! La marina, un nome scelto accuratamente, un rifugio perfetto dentro uno scrigno di cocchi, attrezzato lussuosamente! Come ogni navigatore, il nostro primo piacere sarà quello di approfittare di una lunga doccia calda, di camminare più di 15 metri e di andare a bere qualcosa in un posto dove l’unico rollio sarà nella nostra testa.

Il programma dei prossimi giorni sarà particolarmente denso: visita di Panama city, visita del canale, cura della nostra barca e preparazione del 31 dicembre!

Inizieremo con il canale, ossia con l’indispensabile viaggio in treno destinato a farci capire il collegamento lago-oceano indispensabile alla realizzazione dell’opera. Ammetto, non è stato facile… ma va bene, la scoperta della giungla Panamense mi conquisterà di più!

Il sito delle chiuse e dunque il «passaggio» da un oceano all’altro è un percorso pedagogico perfetto, segnalato e a pagamento, ovviamente! Se immaginate, come me, di poter usare il canale semplicemente perché esiste, vi sbagliate… Servono diversi giorni per diversi passaggi: il giorno dei porta-container, il giorno delle barche a vela, un giorno specifico a seconda il tonnellaggio, tutto è pianificato e inamovibile. Qualunque sia l’imbarcazione, viene presa in consegna all’entrata del canale dagli impiegati e restituita all’uscita delle chiuse al proprio proprietario. Delle infrastrutture dantesche: cavi d’acciaio, potenti locomotive che trainano le navi posizionate nel canale, gru giganti e numerosi operai mi fanno capire l’esorbitante costo di queste traversate. Ricca di insegnamenti, la visita alzerà il sipario sui segreti delle chiuse e il mio sogno di un canale alla Robinson Crusoe che permette una via di fuga a remi, si dissolve! Peccato!

Panama city non mi lascerà ricordi straordinari. Una città nuova e una anziana si confrontano. È quella anziana che cattura la mia attenzione, «Casco Viejo» o San Felipe con palazzi dell’epoca della colonizzazione spagnola: una cattedrale, chioschi con musica, zone pedonali… il tutto in un ambiente latino e caraibico autentico.

Il Panama è un posto nel quale i soldi arrivano a palate e la disoccupazione non vi dovrebbe esistere… pertanto, un popolo in condizioni precarie «infesta» le strade della città nuova: povere anime, sventurati, mendicanti, prostitute… tutta la sofferenza di un mondo che si evolve nell’indifferenza generale di un paese ricco… Dopo il paradiso San-Blas, Panama city non mi è piaciuta.

Un piccolo «lifting» fatto alla barca, qualche serata trascorsa tra navigatori incontrati nella marina, poi la chiusure dell’anno a Shelter Bay e siamo finalmente pronti per salpare e prendere il largo per Bocas del Toro, prossima tappa…

Rolande Murat (traduzione Christine Lauret)

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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