Natura,  Rubrica

Il sorriso del Mekong

delfini d’Irrawaddy

C’era una volta una ragazza, perseguita dalle forze del male, si gettò nel fiume Mekong che, per proteggerla, la trasformò in una creatura del fiume… e il delfino dell’Irrawaddy fu: una strana creatura che sembra ridere sempre.

La sua testa rotonda quasi senza becco lo fa assomigliare al beluga dei mari freddi.

Anche se lo troviamo nelle foci, non è un animale del fiume, ma dell’oceano e si avvicina alle coste.

Chiamato giustamente “sorriso del Mekong”, questo delfino è, oggi, in serio pericolo.

È vittima delle grandi reti che pendono in mezzo alle sue zone di cibo. I delfini si intrecciano in queste “tende della morte ” e bastano pochi minuti per morire annegati.

Soffre ugualmente della scomparsa delle mangrovie e del suo ambiente. Le infrastrutture impediscono la migrazione dei piccoli pesci di cui si nutrono questi delfini. Piano piano stanno scomparendo e negli ultimi 20 anni, il loro numero si è dimezzato.

Nell’Asia del sud ovest vengono usati molto esplosivi per la pesca illegale oppure per le costruzioni delle dighe. Questi esplosivi danneggiano la struttura auditiva che usa il delfino per orientarsi, un altra causa importante della grande mortalità.

Per giunta, esiste, sfortunatamente, un nuovo modo di pescare, il quale uccide i delfini: l’elettro-pesca. I bracconieri usano delle batterie di macchina per pescare. Ovvio, nessun pesce, grande o piccolo che sia, può sopravvivere a questa tecnica di pesca proibita e poco punita. Il problema è doppio: non solo muoiono i delfini, e quelli che rimangono, non partecipano più al folklore del Mekong.

In effetti, i turisti venivano da lontano per assistere a distanza, alla pesca. I delfini aiutavano i pescatori, guidando i pesci nelle loro reti, lavorando “mano nella mano” con loro. Era l’attrazione del luogo!

Oggi, pensando di aiutare, si avvicinano e si ritrovano intrappolati dai bracconieri con l’elettro-pesca.

Ormai, i pescatori si lamentano. Quando chiamano i delfini, non si avvicinano più per aiutarli, non si fidano più… Infatti, aiutavano i pescatori in gruppo, guidati da un delfino “capo branco”. Il problema sorge quando, per colpa dell’elettro-pesca, muore il capo branco. Allora gli altri del branco rimangono lontani anche quando i pescatori li chiamano… il folklore del paese scompare…la paura dell’uomo si fa di nuovo sentire…il legame ancestrale tra pescatori e uomini è ormai rotto.

Le relazioni di fiducia tra gli animali e l’Uomo rimangono sempre fragili, soprattutto quando non sono protette da una legge.

Queste creature sono un tesoro nazionale e tutto deve essere attuato per proteggere il sorriso del Mekongche .

Vi lascio apprezzare il mammifero che non perde il sorriso anche se la situazione è drammatica…

Christine Lauret

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

delfino d’irrawaddy
foto dal blog di Nidoo
DELFINI GIOCANDO
FOTO DAL BLOG DI NIDDO

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