Natura,  Rubrica

Il viadotto della speranza

Isola della Reunion e il suo nuovo viadotto

30 metri sopra l’oceano, 12 chilometri di nastro bitumato, un grande serpente silenzioso si srotola lungo il littorale e convive armoniosamente con il patrimonio florofaunistico della Réunion.

Eppure la sfida era grande!

Come fare convivere il cemento, il bitume con l’Oceano?

Lavoro in corso sul nuovo viadotto

Tartarughe, balene, delfini, ma anche squali e pesci multicolori popolano l’Oceano Indiano. Durante la stagione fresca, le balene vengono a salutarci per regalarci dei balletti. I delfini fanno parte della vita dell’isola, non c’è una gita in barca senza delfini che fanno strada o che accompagnano l’escursione. Allora come non fare scappare la fauna con il rumore delle macchine che lavorano sul fondo marino?

Per una volta, un comitato dell’ambiente è stato costituito prima della costruzione della strada e consultato regolarmente per trovare delle misure per proteggere l’importante fauna dell’isola.

Degli schermi acustici sottomarini (schermo di bolle) entrano allora in scena per attenuare i rumori, i droni sorvolano la zona per individuare la presenza dei cetacei e in quel caso i lavori devono aspettare… la vita marina prevale sulle esigenze umane!

recinto artificialo colonizzato dai pesci

Gli “accropodes” (blocco di cemento di 6 lati che formano una corazza per le dighe come un frangionde) che alloggiano sui fondi marini, come integrarli nel decoro?

Se all’inizio i pesci si sono allontanati della costa, nel tempo si sono riavvicinati, troppo felici del nuovo habitat, nel quale gli ingegneri hanno riservato dei covi e delle nicchie, accontentando i pesci che hanno finalmente colonizzato gli “accropodes”, ma anche i recinti artificiali immersi, usandole come vivaio.

Gli “Accropodes”

E il corallo allora? Figuratevi che il tracciato della strada è stato modificato in funzione alla presenza dei coralli, per non danneggiarli. Hanno dovuto fare una curva strana su questa strada che avrebbe potuto essere dritta!…

La polvere dei lavori subacquatici che poteva sporcare l’acqua è stata imprigionata in vasche di decantazione per non perturbare la flora o la fauna…

Risultati: in mare, gli abitanti continuano la loro vita da principi dell’oceano, senza essere preoccupati per l’invasione del loro territorio.

Pétrel de Barau

E gli abitanti della falesa? Voglio parlare dei «Pétrels de Barau» e dei «Puffins», uccelli endemici dell’isola, che si annidano nella scogliera. Vengono dal mare e sono attratti dalla luce. Non è raro vedere questi eleganti uccelli dei cieli incagliati, intrappolati sulla terra, senza difesa, disabili, per colpa della luce che li ha deviati della loro strada.

Da dicembre ad Aprile questi uccelli popolano la costa e per non farli incagliare, durante 50 notti l’illuminazione dei cantieri è vietata. Il resto dell’anno, le luci vengono puntate verso il basso per non disorientare gli uccelli.

Viadotto con accropodes

Questo progetto è un esempio per limitare l’impatto di un cantiere colossale sull’ambiente. Sono misure ambientali inedite per compensare l’artificializzazione. Anche se questa strada del littorale ha provocato e provoca ancora delle polemiche, possiamo almeno riconoscere, al di la del budget sforato di molto, che quando l’uomo e la natura camminano mano nella mano, la riconciliazione si avvicina.

«Non si nasce ecologisti, lo si diventa»

Nicolas Hulot

Christine Lauret

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