Parolaggio,  Rubrica

La creatività è contagiosa…

Foto di ElisaRiva da Pixabay

La creatività è contagiosa. Trasmettila.

(Albert Einstein)


“La creatività è contagiosa. Trasmettila.”


Al giorno d’oggi, questo aforisma appare come un’imbarcazione in acque pericolose; si scontra con due concetti-iceberg ravvicinati tra di loro: contagio e trasmissione!


Il primo iceberg spunta proprio al centro della frase, come se la volesse spezzare a metà. Se fossimo sul Titanic, potremmo temere un tragico naufragio senza via di scampo e con poche scialuppe. Ma niente paura! Ci troviamo nel magico oceano del “parolaggio”: Qui, il ghiaccio si scioglie e la citazione di Albert Einstein resta integra, laddove per l’emergenza usiamo la creatività come scialuppa di salvataggio!


Per il fisico tedesco, l’invito a trasmettere e contagiare era inteso in senso positivo. Per noi, il pensiero al “positivo” rischia di assumere le sembianze di un terzo iceberg linguistico-mentale ancora più grande dei primi due! Giace sotto la superficie! Navighiamo in acque insidiose, in cui nulla è come sembra! Il positivo è diventato negativo e viceversa – a meno che non ci troviamo davanti al nostro professore di fisica che ci parla delle leggi dell’attrazione o davanti a un quaderno di matematica, dove il più e il meno continuano a essere ciò che sono: segni di equazioni.


Il vocabolario della pandemia ci ha catapultati in un labirinto rovesciato e occorre la creatività come filo d’Arianna per uscirne!


Giocare con le parole, trasformarle e servirci di metafore sono arnesi creativi che possediamo per salvare le parole dagli attacchi interni! Se la lingua fosse il corpo umano e le parole le cellule che lo compongono, l’attuale situazione linguistica si potrebbe paragonare ad una malattia autoimmune, nella quale le parole si azzerano a vicenda! Il valore del negativo e del positivo sono stati invertiti e vengono strumentalizzati al rovescio in funzione alla pandemia!


Questa strumentalizzazione ci porta a evitare i vocaboli “positivo” e “negativo”, parole che finiranno per assumere – o hanno già assunto? – un retrogusto di disagio per poi cadere in disuso o scomparire, laddove il significato del positivo e del negativo ci serve come l’acqua nel deserto! Se vogliamo evitare di morire di sete, dobbiamo custodire queste due gocce preziose nelle nostre borracce e consumarle al bisogno, nei luoghi e momenti appropriati, salvaguardandone il vero significato nel verso giusto!
Bisogna essere creativi per trovare il modo!


Se è vero che non tutti mali vengono per nuocere, allora la pandemia può essere un “invito” alla creatività! L’aforisma di Einstein ne rivela l’esigenza!


Non siete creativi?
Sappiate che per una buona parte, la creatività s’impara! Basti pensare che alla base del processo creativo sta la conoscenza.


Siete a corto di idee?
Provate col “giochiamo a nomi, cose, città e animali”! Fate un paio di giri tra la A e la Z e otterrete tante parole che potete unire a casaccio tra di loro. Abbinate un fiore a una città, un albero a un fiume o un animale a un nome. Da queste unioni fortuite nasceranno come per magia nuove associazioni di idee e da esse il processo creativo prenderà l’avvio!


Non sapete disegnare?
Prendete carta e penna e fate un cerchio, un ovale, un triangolo e una linea retta. Se ci riuscite, avete gli ingredienti base per qualsiasi disegno. Dopodiché, sarà sufficiente organizzare queste forme con o senza colori su un foglio di carta! Saranno le nostre associazioni consce e inconsce a guidarci e il risultato a sorpresa ci sarà. Eureka!


Siamo tutti capaci di essere creativi, esattamente come sappiamo abbinare le lettere dell’alfabeto a delle caratteristiche specifiche! Certo, dobbiamo aver imparato l’alfabeto e far parte di un contesto socio-culturale, nel quale assorbiamo sin da piccoli costantemente informazioni e schemi mentali.Il “Maluma Experiment” di Betty Edwards ne è una prova. In questo esperimento venne posta la domanda, quale parola tra MALUMA e TUCKATEE combacia con quale scarabocchio.


Guarda l’immagine:

La risposta giusta è che lo scarabocchio di sinistra si abbina a MALUMA, mentre quello di destra va con TUCKATEE.


Emerge che parola e immagine sono un insieme intuitivo e visivo oltreché linguistico. Otteniamo un gioco di contrapposizioni che stimolano la creatività: la libertà e le regole, la fantasia e la logica, lo studio e l’intuizione si associano a MALUMA. Non a caso, il marchio della Coca Cola e la Disney se ne sono serviti per i loro loghi, mentre in ambito bancario o IT predomina il modello TUCKATEE. Basti pensare al logo della Deutsche Bank, composto da un quadrato con una barra diagonale all’interno. Altri hanno, invece, optato per una via di mezzo. Tra questi spiccano il marchio della Volkswagen, tondo con lettere appuntite, e Mac Donald’s con una scritta lineare avvolta da due archi. Esistono numerosi test per stimolare le nostre capacità intuitive e creative: per esempio potrebbero chiedervi di trovare il modo giusto di leggere owls (slow) oppure di aggettivare la scritta “L U N a” (luna calante).


La creatività e l’intuizione sono interconnesse, ci appartengono e giocano un ruolo importante nella nostra capacità di risolvere problemi – linguistici, visuali o reali che siano.


“La creatività è contagiosa. Trasmettila.”

Anja Riemann

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