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La pensione: siete davvero pronti?

Non abbastanza giovane per legittimare un’appartenenza a questo gruppo qua, e non abbastanza anziana per rientrare in quest’altro là, eppure quella mattina si sente trascinata dal flusso di sessantenni, felici della loro condizione, anzi, felici di averla tra loro. I tanti messaggi che riceveva l’incoraggiavano a spuntare con gioia questa tappa.

Alla domanda messaggio ricevuto? Lei risponde «sì». Alla domanda messaggio integrato? Lei risponde «no».

Non poteva rallentare, non poteva fermare i procedimenti, era fuori discussione immaginare di fare marcia indietro… il dado era tratto con superbia, orgoglio e determinazione durante un lungo periodo impregnato da un desiderio di chiudere un libro, di smettere di correre, di costringersi, di lasciare il posto ai giovani lupi e di, sollevare, finalmente, le tende con l’occhio e la mente ancora vivaci!

Attorno alla pensione fece con arroganza una pubblicità senza pari e riprendeva i luoghi comuni della grande massa dei lavoratori: libertà, tempo libero, tempo per sé!

Non aveva dubbi sul poterne approfittare, abbandonarvisi, in breve, di gustarsela.

Aveva capito a 66 anni che va di moda, nella nostra società, esprimere il desiderio di chiudere con il lavoro. È più coerente, più decente mostrare un entusiasmo per l’ora della pensione, anche solo per gli attivisti che l’hanno resa possibile.

Ci piacciono i lavoratori, certo, ma non quelli che si attaccano al lavoro o piuttosto, quelli che non si staccano, diventano sospetti…

Per cui pensa al lavoro associandolo in modo carino alla vita attiva, il ché fa sottintendere che “l’altra vita” sia inattiva… Attivo e vivo sono sinonimi… questo significa che inattivo sarebbe come essere… morti?

Allora un malessere si fa spazio dentro di lei, un’onda lenta e potente che si gonfia come uno tsunami nato in alto mare.

Tre cassetti da riempire: Libertà, tempo libero, tempo per sé.

È l’idea del tempo che le assesta il primo colpo.

Lei, di carattere un po’ contemplativo, in attesa che la dead line si avvicini, diventa la preda del tempo che passa. “Entra in procrastinazione” in modo eccessivo. Ha il tempo, qui e adesso oppure domani, qual è l’importanza?

Ma non sfrutta questo tempo per costruire o provare a costruire una nuova vita. I vecchi riflessi la perseguitano: la casella email che apre spesso per rendersi conto che è vuota, la TV, amica dei giorni di pioggia, con i suoi programmi stordenti in tempi di attività, diventata oggi un tabernacolo ipnotizzatore che influenza molto il suo dinamismo, ma gli propone un rituale: quello dell’ora delle serie, dei programmi che lapidava prima. Ma questo era il passato…

E si succedono allora gli unici movimenti a passo felpato verso il frigorifero, il divano, il bagno… lo sciacquone. Il telecomando della TV, non ben controllato, lascia fuggire una raffica di decibel che danno la prova che qualcuno vive qui. Qualcuno il cui letargo è iniziato… Nutrirsi diventa allora un compito, deve uscire, fare la spesa, ma non ha voglia di niente, come si fa a scegliere il cibo in questo caso? Allora sceglie la facilità, facile da cuocere, da mangiare, per chiudere con il “mangiare”, insomma, sì, bisogna stare in piedi!

Ma non sarebbe una depressione post-attività?

(Fine della parte 1)

Rolande Murat (traduzione Christine Lauret)

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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