Rubrica,  Turismo

La Réunion: quando il bello e la tecnica s’ innamorano

Il viadotto nell’oceano Indiano

Associamo spesso il «fare del turismo» alle vacanze, alla pausa, al «maggese» del corpo, dello spirito e dell’anima.

Ma ci sono momenti mentre facciamo il turista… il cervello vagabonda, un’ondata di pensieri arriva, dei castelli in aria…

Purché accordiamo a loro un interesse finto, questi pensieri ci portano lontano e spesso non laddove avremmo voluto, immergendoci nel serio e nel grave.

Il mio «fare del turismo» mi porta all’assalto di uno dei tetti dell’isola della Réunion da dove ci «nutriamo» dell’ immensità dell’Oceano Indiano.

Quindi sono su una montagna scoscesa i cui piedi tempo fa, toccavano l’Oceano… ma questo c’era una volta!

Impossibile salire sul sentiero dei cordisti senza esserne sorpresi o impressionati e rattristarsi o rallegrarsi…

Per molto tempo questa montagna era un ostacolo per la comunicazione tra il nord e il sud dell’isola. Avremmo potuto rimanere là… quest’isolamento avrebbe avuto, allora, una virtù: rendere rari, preziosi e sperati gli incontri tra essere umani! Ma era senza tener conto della tenacia di questo popolo che ha sempre desiderato ridurre il suo isolamento.

La povera montagna è stata scavata per la ferrovia in un primo tempo, poi sventrata e ritagliata per una strada più sicura. Spesso la montagna è uscita del suo torpore con i «Boom» dei candelotti di dinamite. Da anni subisce gli assalti degli umani alla ricerca di nuove tecnologie per circolare, comunicare, lavorare e scambiare in tutta tranquillità su una strada essenziale per la vita economica dell’isola.

Come reagisce la natura secondo voi?

Si vendica! Si’, si vendica lanciando tonnellate di rocce verso l’oceano, funestando delle famiglie e facendo riflettere un centinai di ingegneri sul «come frenare le cadute»? Entrano allora in scena questi «voltaggiatori» dell’impossibile: i cordisti.

Lungo i fianchi della montagna, ancorano dei cavi d’acciaio alla fine dei quali delle reti imprigionano le rocce che vorrebbero precipitarsi più in giù sulla strada con una determinazione micidiale e provocare i danni che conosciamo…

Un lavoro titanico per una prodezza tecnica che si fonde con la generosa natura nella quale uccelli e piante vivono la loro vita, adattandosi benissimo a viti, bulloni e cavi coloratissimi.

Man mano continuo la mia progressione su questo sentiero notevole e vedo, tra tanti paesaggi straordinari, srotolare il nastro bianco o grigio, secondo la luce, del nuovo viadotto che sostituirà la mitica strada in “corniche” per la quale hanno sacrificato la montagna.

Adesso si attacano all’Oceano per costruire il viadotto della «discordia». Maestoso, aspetta la sua ora…

Saprà fare battere i nostri cuori (di paura) come l’ha fatto la nostra anziana e amata strada in “corniche”? Resisterà agli assalti del mare? Un’altra storia si sta scrivendo…

Per essere realmente coscienti della nostra implacabile marcia verso la modernità, questo sentiero ci porta anche alle rovine del «molino Kader». Kader è l’anziano nome del “Chocas” verde. Il molino funzionava con la fibra del chocas con la quale si fabbricavano dei cordami.

Acciaio contro chocas… la concorrenza è sleale!

Se decidete di visitare la Réunion, patrimonio mondiale dell’UNESCO, guiderete su questa strada in corniche oppure sul nuovo viadotto… potreste allora vantarvi di aver percorso una delle strade più care del mondo!

Se siete escursionisti, percorrete il sentiero dei cordisti con estrema cautela, sarete meravigliati!

Capirete che la Reunion è un’isola che merita, niente è di facile approccio, ma tutto è spettacolare… non è stata chiamata per caso l’isola intensa!

Scopri di più qui: https://emotionletter.com/lisola-della-reunion-un-altro-angolo/

Rolande Murat (traduzione Christine Lauret)

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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