Rubrica,  Turismo

Le Azzorre, gioielli in mezzo all’oceano!

L’arcipelago delle Azzorre

Chi non ha mai sentito parlare delle Azzorre? Generalmente, l’interesse che abbiamo per loro dura giusto il tempo di un bollettino meteo, sperando che il loro famoso anticiclone ci porti del buono!

Ma l’arcipelago dal nome sibilante non si limita a questo… è l’ultimo pezzo di terra spezzettato in isole prima del continente americano, col privilegio della quiete… una quiete tutto sommato relativa: le nove isole che compongono l’arcipelago sono costantemente vittime degli assalti di una natura alquanto severa.

Le Azzore sono vive.

La terra «sobbalza».

I vulcani eruttano con forza, strisciando sotto terra per segnalare la loro presenza con dei pennacchi di fumarole preoccupanti.

Le onde delle mareggiate arrabbiate si infrangono con una violenza rara, quando incontrano la costa.

Gli umori di questo mondo vivo modellano, scolpiscono la terra e la roccia e ci regalano paesaggi di una bellezza incomparabile. Qui, si mescolano tutte le sfumature del verde e dell’azzurro della gamma di un pittore. E ché dire delle macchie multicolore che ornano i loro boschi, prati, sentieri, parchi e la costa? Macchie perfettamente domate dagli azzorriani, parlo dell’immensa varietà di fiori che sono co-creatori della bellezza di queste isole.

Il popolo è abituato a ricevere senza preavviso tutti i naufraghi che l’oceano rigetta, motivo per cui ha sviluppato un senso acuto per l’ospitalità autentica, discreta, senza l’esuberanza, tipica dei popoli delle isole tropicali. Qui, tutto si cura nel dettaglio…

Per la prima parte dell’avventura, vi porto a São Miguel, l’isola più grande delle Azzorre. Vi renderete conto che nonostante i sussulti di madre natura. L’isola è rimasta tranquilla, un ambiente Zen e accogliente, realmente rilassante.

Nelle sue città il traffico non esiste, la campagna è popolata di qualche fattoria con mandrie di vacche di qua e di là, di prati e graziose casette. È il luogo giusto per trascorrere delle vacanze lontane dallo stress dopo un periodo di lavoro intenso.

Siamo in Aprile, l’inizio della primavera. Quindi fa ancora freddo, un pò di pioggia, un pò di nebbia, ma anche un pò di sole! Andiamo avanti…

FURNAS

Vista di Furnas

Visito Furnas, città nella quale passerò qualche giorno. Lungo la strada, i punti panoramici (miradouros) sono garantiti. Scopro delle falesie scoscese con l’infinito blu dell’oceano. Azalee e camelie incantano i miei occhi.

La scoperta di questa città con i suoi geyser, improvvise emissioni di gas, e lo sciabordo dell’acqua vicina, mi fanno ricordare che sotto i miei piedi, un vulcano attivo stuzzica la terra… un pochino spaventoso devo confessare.

La vita prosegue con nonchalance in questa città-campagna, dove, vicino ai geyser, le mucche pascolano su prati lussureggianti, senza preoccuparsi delle emissioni di gas, indifferenti all’odore e al rumore che le accompagnano.

Vivo un momento strano. Sono felice, certo, però anche sorpresa dall’intimità col «mostro sotterraneo».

Furnas sfrutta questo mostro e ne usa l’energia geotermica, in particolare per la cottura del «Cozido», ricetta che è l’orgoglio della città!

Ve ne parlerò più avanti…

Per oggi, vi regalo qualche foto per immergervi nell’ambiente di Furnas.

Lasciatevi inebriare!

(Fine della prima parte)

Rolande Murat (traduzione Christine Lauret)

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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