Rubrica,  Turismo

Le Azzorre, Sao Miguel (2° parte)

Lagoa do Fogo

Un cielo basso avaro del suo blu oggi, un vento che soffia forte e mi stordisce, un freddo cane! Giacca, cuffie e guanti, così attrezzata decido di uscire e fare un’escursione.

Come prima uscita scelgo Sete-Cidades, un villaggio al centro di un cratere largo 5 chilometri, con due laghi che si fanno concorrenza in bellezza: il lagao Verde e lagao Azul.

Prendo la pista forestale lungo una crinale dove si può ammirare da un lato l’oceano e i pascoli e dall’altro il villaggio di Sete e i suoi laghi. Una vista mozzafiato!

15 chilometri di meraviglie geologiche: coni vulcanici perfetti colonizzati armoniosamente dalla vegetazione. Altri crollati, arrotondati dall’ erosione con pascoli al centro. Laghi bellissimi tanto da vicino quanto da lontano. Le loro sponde dove regna un profumo sottile, sono popolate dai cottage metà inglesi, metà olandesi che mi meravigliano. È un ambiente invernale con freddo, nebbia, vento e una luce sola, quella del mio cuore!

Lagoa do Fogo

Un altro lago mi aspetta però, più capriccioso, il lagoa do Fogo, il gioiello di Sao Miguel. Molti turisti sono venuti a vederlo, hanno aspettato ore qualsiasi fosse la stagione e sono tornati a mani vuote. Perché? Sua maestà il Lagao «crea» una sorta di drappeggio attorno a sé: la nebbia spessa. Io invece, anche se il cielo è basso, riesco a intravederlo. L’acqua è scura, scura anche il suo scrigno di verde. D’improvviso, il vento caccia via le nuvole e spunta il sole con 75 sfumature di grigio, verde, blu… Che gioia! Dal blu turchese al verde smeraldo, scopro perché lo chiamano il gioiello…

Per andare fino alle sue spiagge, ci sono tanti gradini pericolosi. Inizio la discesa, però i gabbiani arrabbiati volano basso per proteggere i loro nidi e secondo le guide turistiche talvolta aggrediscono anche, quindi non andrò sulle spiagge, mi accontenterò del panorama che offre la strada per rientrare. Paesaggio strabiliante!

Empadadas, Raza, Pic do Pico et do Paul

Ancora un giorno di tempo arrabbiato, ma non mi fa paura e decido di andare in escursione per scoprire un gruppo di piccoli laghi: Empadadas, Raza, Lagoa d’as Eguas e due piccoli «calderoni». Per raggiungere il Pic do Pico, cammino su una collina sulla quale tutto quello che cresce non supera i 10 centimetri di altezza. I fianchi della collina sono sempre battuti da un vento freddo e violento che mi spinge e mi fa inciampare. Sono aggrappata ai miei bastoni per camminare, le mani congelate, la strada è difficile, la nebbia mi circonda, il giorno fa fatica ad alzarsi benché sono già le 11! Ma malgrado la difficoltà e il freddo, oppure grazie a loro, apprezzo molto questo paesaggio bello e strano con un’atmosfera alla Tolkien.

Torno finalmente sulla costa, dove mi aspettano le terme! Esattamente quello di cui ho bisogno per riscaldarmi!

Ma della geotermia e della gastronomia ve ne parlerò la prossima volta… pazienza!

Rolande Murat (traduzione Christine Lauret)

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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