Rubrica

L’equitazione, l’unico sport individuale che si pratica in due

Mi sono sempre piaciuti i cavalli, la natura, lo sport all’aria aperta… Quindi questa primavera ho deciso di provare le gioie dell’equitazione.

Già mi immaginavo la mia tenuta: pantaloni da equitazione bianchi, stivali neri, la camicia bianca… l’eleganza in persona. Si, lo so, sono qui per fare dello sport e non una sfilata. Però, devo subito confessare che l’abito c’entra qualcosa nella scelta di questo «sport»… sì, metto le virgolette, perché per me, una attività fisica è quando si suda, si bruciano calorie, si fanno sforzi. In questo caso invece, piuttosto che noi, è il cavallo che si stanca! Ma noi siamo cool…

Insomma, vedete un po’ qual era il mio stato d’animo iniziando la mia prima lezione.

«Il cavallo: la più bella conquista dell’uomo»

Vestita dalla testa ai piedi, frustino in mano, cap sulla testa, aspettavo con impazienza il mio istruttore, pronta a «spaccare» il cavallo a me designato. Dopo quasi venti minuti d’attesa, già gocciolavo nell’abito nuovo di zecca e iniziavo a sognare costumi da bagno e acqua fresca, Antonio (l’istruttore un pizzico ironico e flemmatico, devo confessare), punta finalmente il suo naso per… ordinarmi: «Box 6, prendi Bucefalo. Vai a prendere la sella e il tappeto, mi occupo io della testiera…»

Ma di cosa parla? La testiera? Ma non sono venuta per andare a letto!?… Un tappeto? Perché, dobbiamo volare?!!! … Ancora dubbiosa riguardo al lessico, mi dirigo verso la selleria pensando a Bucefalo… Con un nome del genere mi vedo già come Alessandro Magno sulla sua cavalcatura.

Mi impossesso della sella pesantissima, mi faccio spiegare cosa sia il tappeto ed eccomi davanti al Box di Bucefalo. Schiocco la lingua per fare capire al cavallo che ci sono e che dovremo fare amicizia.

Lui non si degna neanche di alzare la testa per salutarmi… Come inizio andiamo proprio bene!! Antonio arriva, apre il box, entra e sella l’animale che lascia fare tranquillamente.

«Ecco ciò che da oggi dovrai fare, con il mio aiuto all’ inizio, poi...» e mi spiega a che cosa servono tutti questi nomi barbari, e cosa dovrò fare… Ovviamente non ascolto niente. Anche se è solo primavera, è una giornata caldissima, ho caldo, sete, sudo, non vedo l’ora di salire sul cavallo e lasciarmi portare. Cosciente della mia disattenzione, Antonio, con uno strano ghigno, mi da le redini: «tocca a te!»

La lezione

Questo «tocca a te» lo ricorderò per sempre… Certo, la lezione l’ho imparata… ma fatemi raccontare…

Allora sì, per salire, salgo… veloce, decisamente troppo veloce… e scendo subito… dall’altro lato del cavallo! Presa dall’impeto, al posto di atterrare sulla sella l’ho superata e mi sono ritrovata con il sedere sulla paglia… Mhmm… Bucefalo non ha mosso un pelo. Semplicemente ha ruotato la testa verso di me con una aria leggermente insolente e un battito di ciglia. Nel frattempo, Antonio aspettava solo che mi rimettessi in sella e senza abbandonare la sua flemma, dice: «Riuscirai oppure…?»

«No, no, tutto bene, gestisco io…» mi affretto a rispondere con le guance in fiamme.

Mi alzo e con più calma mi metto in sella. Finalmente!

Dal alto del mio animale contemplo il Mondo. Un sorriso nasce sulle mie labbra, ci sono! L’istruttore mi conduce al maneggio e iniziamo la lezione. Ahimè, il mio sorriso svanisce, è stato di breve durata. È piuttosto una smorfia che mi fa compagnia durante quest’ora.

«A cavalier novizio, cavallo senza vizio»

«Hai già fatto un po’ di cavallo mi sembra...» dice Antonio

«Si, si, certo…» Troppo orgogliosa per confessare che avevo solo 10 anni l’ultima volta ed è stato ad una fiera.

«Allora , al passo attorno al maneggio e attenta al tuo assetto..

Assetto? Ma di che cosa parla? Ancora una parola strana! Ho quasi la sensazione che Antonio mi prenda in giro.

E questo diavolo d’animale che non va avanti. Dai mascalzone, avanti! D’improvviso dò al cavallo un colpo di frustino che volevo leggero ma che schiocca come un colpo di frusta. L’animale è sorpreso. Anch’io! Alza la testa. S’impenna leggermente e si lancia all’ improvviso. Dimentica il passo. Si mette al trotto senza più volersi fermare. Antonio urla. Non sento niente. Il mio unico obiettivo è di riuscire a stare in sella. Stringo le gambe, mi inclino in avanti… ancora peggio. Magari è stato punto da una mosca? Accelera l’andatura e si mette al galoppo mio malgrado. Che fare? Gli parlo (qualche volta funziona, l’ho visto in un film!)… scuote la testa. Accelera. Tiro le redini, una volta… niente. Due volte. Niente… Tre volte… Bucefalo si ferma d’un tratto.

D’un colpo… lui…

Ma io no…

Continuo la mia folle corsa, passo, no… volo sopra la testa di questo demone, e mi appiattisco miseramente ai suoi piedi… Dalla mia prima lezione capisco già il senso della parola «Georgette» (precedere il proprio cavallo quando salta). Bucefalo inclina la sua testa verso di me, come per assicurarsi che sia ancora intera e appena apro gli occhi (che avevo tenuti chiusi da subito per la paura di vedere la terra avvicinarsi troppo veloce), lui, apre la sua bocca piena di lunghi denti e annuisce…

Sogno?! Questo ride di me?! Mi prende pure in giro questo ronzino?

Bene o male mi alzo, il corpo dolorante, i miei pantaloni candidi (all’inizio) coperti di polvere. «In sella!» mi dice Antonio, freddo come ghiaccio. Lo guardo e sono quasi pronta a rifiutare, quando scopro lo sguardo sornione del cavallo (lo stesso sguardo di Antonio!)… Aspetta aspetta… Pensano di liberarsi di me cosi facilmente?! Decido di rimettermi in sella, anche se avrei preferito la bicicletta, i freni sono sicuramente più facili da controllare. Questa volta ascolto attentamente i consigli dell’istruttore e anche se non rappresento la grazia e la leggerezza specifiche per l’equitazione, sono in equilibrio sul Principe dei destrieri e sono orgogliosa.

Il mio peggior incubo

Pensavo che sarebbe stata una lezione breve, invece è senza fine! Tra Bucefalo che aveva deciso di fare di testa sua e Antonio con le sue istruzioni : «Stop! Al passo! Trotto! Stop! gira a mano destra  senza le staffe! Tocca il collo! Lascia le redini! Riprendile! L’assetto! Le spalle indietro! Le gambe ben chiuse! Troppo! non abbastanza…» come se cercasse di disgustarmi per sempre dall’equitazione. Avevo solo una voglia: lasciarli là, in mezzo al maneggio e andarmene a sorseggiare un cocktail al club house.

Battuta di cavallo

Ritorno al box. Scendo dal cavallo, tolgo il cap e mi allontano di fretta per togliermi tutta questa attrezzatura e mettere più distanza possibile tra il centro ippico e me… Bucefalo nitrisce e mi lancia uno sguardo alquanto strano. Che cosa vuole dire ancora questo diavolo? Non mi ha fatto già soffrire abbastanza? Antonio mi richiama nuovamente all’ordine: « Signora! C’è da occuparsi del cavallo: togliere la sella, curarlo, spazzolarlo… se non sai come, puoi chiedere aiuto agli altri!…» mi sgrida con voce potente prima di girare le spalle.

Accidenti!

Ma non finirà mai?!

E quest’animale che non smette di «ridere» …è veramente l’unico a trovare la situazione divertente! Mi ha buttato a terra, mi ha fatto vedere i sorci verdi, ha fatto il piantagrane, prendendosi gioco di me e adesso devo coccolarlo?! Ma questo è il colmo!

Finisco il mio lavoro in una nebbia totale, sono distrutta. Riordino tutta l’attrezzatura nella selleria, sono pronta a fare rientrare Bucefalo nel box, quando… si ferma… cosa c’è ancora? Che scherzo ha deciso di farmi? Lo scopro subito: solleva la coda e mi regala un buon chilo del migliore sterco di cavallo! Non ho più neanche la forza di biasimarlo. Devo di nuovo raccogliere tutto, ripassare la scopa, pulire… e lui, sprezzante, agitando la coda, mi guarda masticando un pezzo di carota come a dire: «Ora hai capito chi comanda?!», ed entra tranquillamente nel box senza un occhio di riguardo per la povera creatura che sono diventata.

Vi spiego il quadro.

Lui: nobile, pulito, magnifico.

Io: sporca, sudata, i capelli incollati, il viso paonazzo, il tutto al profumo di stalla…

Chi ha detto che l’equitazione è uno sport elegante ?… Per il cavallo sicuramente, per il cavaliere…ne vogliamo parlare!? Volate via le idee di cocktail e di club house, lascio il club, e cammino, che dico… corro, volo fino alla mia macchina.

La conclusione?

«Non basta un cavallo per fare un cavaliere»

Eccomi qua a casa. Non riesco a camminare, mi sento acciaccata, dolori dappertutto con il sedere di un colore che varia tra l’azzurro del mare e il viola della melanzana, le cosce dure come cemento, cammino per giorni come un robot non oliato… Semmai qualcuno dovesse chiedermi com’è andata la lezione… lo UCCIDO!

Vi dico ciò che penso: l’equitazione è più pericolosa che prendere dell’Exstasy…!

Quando la stagione è bella, è meglio andare al mare, punto!

A proposito, non sono sicura che sia l’uomo che ha conquistato il cavallo, secondo me c’è uno sbaglio da qualche parte…

Ah!.. dimenticavo: ho imparato che l’equitazione è uno sport vero, non è solo il cavallo che lavora… e l’ho imparato a mie spese!!!

Buona primavera!

Christine Lauret

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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