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Libro: L’estate della mia rivoluzione

Sinossi:

Luce ha diciassette anni e vive con l’adorata madre Valeria in una grande casa sul mare di Cagliari, coccolata dall’amore incondizionato di una famiglia quasi tutta al femminile. Baciata dalla bellezza e da un’intelligenza fuori dal comune, a scuola riesce senza troppi sforzi ma non ha grandi rapporti con i coetanei. A dire il vero, non assomiglia per niente agli adolescenti che la circondano. Perché Luce, nella sua età e soprattutto nel corpo di una ragazza della sua età, non si sente per niente a proprio agio. È come se appartenesse a una declinazione diversa della stessa specie, come fosse fuori sincrono. A differenza dei suoi compagni, infatti, non riesce ad accettare le asperità della metamorfosi, a gustarne la forza e a coglierne tutto il potere. Al contrario, l’immagine che le viene quotidianamente restituita dallo specchio, quel corpo che muta e che la sorprende ogni giorno con particolari nuovi e non richiesti, non la rappresenta. Non più. Le è estranea, sconosciuta, nemica. Un’immagine lontana da come si sente realmente, nel profondo. Ma l’estate che sta per vivere, con gli incontri che costelleranno questa stagione pigra e suadente, potrebbe sorprenderla, offrendole la possibilità di affrontare l’atroce senso di sospensione e incertezza che la avvince, e di compiere quei primi indispensabili, goffi eppure rivoluzionari passi che, pacificandola con il passato, potrebbero permetterle di abbracciare un futuro carico di promesse.

Cio’ che ci è piaciuto:

La prima cosa che ci ha colpite è il lessico ricco, sembra che la verve di Angelica sia senza fine.

Poi l’eroina: ambiziosa, con pensieri che non hanno niente a che vedere con quelli delle ragazze della sua età.

Consiglieremmo agli adolescenti (ma non solo) che si sentono diversi, solitari, quelli che sono fuori dal gruppo, di leggere “L’estate della mia rivoluzione”.

A quell’età la protagonista (magari anche l’autrice) ha una definizione dell’amicizia molto chiara, senza trucco, che fa riflettere. Perciò il nostro passaggio preferito è:

“L’amicizia per me è disciplina. Come in qualunque relazione sociale e soprattutto in amicizia, rimango dell’idea che l’essere umano viva di un utilizzarsi reciproco. Ma se si è complici e consapevoli dell’usarsi l’un l’altro, allora si può dismettere finalmente quella parola magari un po’ sgradevole, “uso”, per progettare piuttosto il sogno di un “noi”, di una cooperazione proficua….”

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