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Libro: Venticinque garofani rossi

Sinossi:

Un farmaco sperimentale utilizzato per guarire una patologia è forse responsabile del viaggio a ritroso nel passato di un tranquillo impiegato cagliaritano di 48 anni. Il disagio giovanile, la droga, l’aids e i fatti sanguinosi del terrorismo di destra e sinistra che hanno contraddistinto il finale degli anni Settanta in Italia, si alternano a storie ed eventi tragici, comici e surreali, ambientati in una Cagliari di periferia, che il protagonista vive come in un film che racconta alla psicologa del team medico scientifico che studia la fase 1 della sperimentazione. Allo stesso tempo protagonista e narratore, Diego Costa si trova suo malgrado ad approfondire i suoi pensieri, ad elaborare le sue emozioni più intime, e soprattutto a dar voce alle vicende avventurose, psichedeliche, deliranti e ingenue, di una gioventù che si era illusa di aver trovato nell’eroina il rimedio per combattere la propria inquietudine e ansia, generata da quegli anni rivoluzionari così carichi di aspettative. Un’armata di giovani che hanno visto le loro speranze di cambiare il mondo finire bruciate sulle barricate di un’Italia profondamente in crisi.

Ciò che ci è piaciuto:

Bel racconto che ci fa oscillare tra il sogno e la realtà. Diventiamo Diego Costa e camminiamo nei suoi panni tra la confusione e la lucidità.

Ecco il nostro passaggio preferito, forse perché il riferimento al riconoscimento ci tocca tutti:

…”Povero il bambino a cui non viene riconosciuto il suo talento. Povero il genitore o il maestro che non ne riconosce i segni. A dispetto di tutti il sacro fuoco arderà lo stesso, impetuoso, e ad alcuni brucerà la pelle, mentre ad altri riscalderà il cuore”…

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