Working Passion

Nicola Castangia: la fotografia è la letteratura dell’occhio

Foto di Stefania Garau

Amministratore di cooperativa, ma soprattutto fotografo di beni culturali, a 59 anni Nicola Castangia cammina come uno spirito libero in un mondo che riesce sempre a sedurre.

Incontro con un personaggio tanto spiritoso quanto studioso.

Arriva a casa le braccia piene di regali… per me.

Perché?

Non ci conosciamo, è la prima volta che l’incontro per un’intervista, allora?

Allora è il suo modo di essere: un generoso.

Si accomoda sul divano e inizia a raccontare: i suoi lavori, i libri, l’associazione archeofoto, la sua collaborazione al «menhir museum» di Laconi… lo ascolto. No sa che lo sto osservando, cio’ che m’interessa è l’uomo, è la sua personalità, il suo carattere…

Continua a parlare, si entusiasma, mi fa vedere il calendario fatto per il comune di Serri mi spiega i costumi, i bambini… L’occhio è vivo, brillante, la voce ha un pizzico di allegria, usa l’arte della affabulazione come nessun altro e sono sicura che il suo lato frizzante coinvolgerebbe anche i più riottosi.

Mi racconta che a soli 18 mesi ricevette la sua prima macchina fotografica mentre portava ancora i pannolini. Andava in giro con la sua macchina in mano fotografando già la natura.

Ecco, l’arte si è impadronita di Nicola. I suoi giocattoli non erano le piccole macchine, i lego o le biglie, no, il suo giocattolo era la macchina regalata dal padre appassionato di fotografia.

A 8 anni stampa la sua prima foto nel laboratorio di fotografia del padrino Luigi De Maria e da allora s’innamora definitivamente di quest’arte. Non puo’ immaginare la sua vita senza una macchina in mano e in effetti, cresce, si diploma, diventa amministratore di un’ azienda senza mai abbandonare la fotografia.

Pero’, dopo qualche anno, si rende conto che vive in un mondo caotico che non dà più possibilità di attendere, allora moltiplica gli scatti, mette in pausa alcune attività fino a dedicarsi interamente alla foto con in testa questa frase «fai il lavoro che ti piace e non lavorerai un solo giorno». Convinto di cio’, nel 1998 lascia l’azienda e fa della fotografia il suo mestiere.

Coraggioso lo è sicuramente. Infettato dal virus della fotografia sceglie i beni culturali e soprattutto l’archeologia come suo «parco giochi». I suoi demoni sono le Domus di Janas, “le case delle fate”(cosi’ come vengono chiamate in Sardegna), i nuraghi, le necropoli nuragiche sparse in tutta l’isola.

Vi chiederete sicuramente: «ma fotografare un nuraghe o un menhir può chiamarsi arte fotografica?»

Lo è sicuramente perchè non potete nemmeno immaginare tutto cio’ che un occhio non attento non riesce a vedere.

Nicola Castangia, non solo riesce a vederlo, ma è in grado di trasmetterlo e di farci scoprire dei tesori che non potevate nemmeno pensare. È bravissimo a far risaltare la magia del colore presente nei vani funerari portando alla luce il lato sacro dei siti prenuragici. Rosso, nero, blu, azzurro… una tavolozza di colori che non avremmo mai pensato di trovare in un posto come quello.

Quando parla, lui si emoziona, è capace di raccontare non solo la scoperta, gli scatti, ma anche le condizioni nelle quali ha dovuto eseguire quegli scatti. E solo allora possiamo capire cio’ che sente e ce lo trasmette interamente…

Nicola si comporta come un fotografo naturalista che si nasconde per aspettare di scovare la sua “preda”, percorre chilometri per trovare e potersi immergere in posti sconosciuti. Scivola lentamente tra le pietre, esegue manovre complesse per poter entrare in certi anfratti. Pur appesantito dalle sue attrezzature spesso ingombranti, in condizioni ambientali quasi soffocanti, in tutte le stagioni anche piena estate, lo ritroviamo all’interno di certi siti aspettare quella luce giusta per poter fare lo “scatto del secolo”. Succede spesso anche di attendere per niente e cosi finisce per rimanere a mani vuote… ma con la sua testa che gli dice “ci tornero‘!

E’ anche un sottile gioco di pazienza!

Guidare tanti chilometri e camminare sotto il sole (perché ovviamente il sito archeologico la maggior parte delle volte non costeggia mai una strada ma è nascosta in anfratti, dove ormai la natura si è reimpossessata del posto) poi dover tornare a casa senza niente sapendo di essere costretto ad attendere la prossima volta, questo si può chiamare solo: tenacia, passione, pazienza e fiducia.

Nicola è uno di quei personaggi autentici, per lui non ci sono giri di parole, lui vive pienamente la conversazione con l’altro, niente premeditazione, non pensa alle possibili conseguenze delle sue parole o dei suoi gesti, non costruisce piani… Infatti non si allontana dal presente, rimane nella verità e si dimostra spontaneo a tal punto che alla mia domanda “Ma cosa pensano i tuoi amici di te?

Senza riflettere un secondo mi risponde: “ Oralo chiediamo?” Prende il suo cellulare e richiama l’ultimo numero chiamato.

Pronto, sono Nicola, sono con una giornalista che vorrebbe chiederti qualcosa...-

E senza dire di più, senza aspettare mi dà il telefono.

Un fiume di elogi si riversano da parte di Giuliana, mi dice: “Nicola è uno generoso, organizzato, che ha delle qualità fuori dal comune, non si risparmia, pensa agli altri e lui si mette in secondo piano…” Dice cosi’ tante cose che quasi quasi penso sia stato tutto preparato.

Ma io, non condivido mai le mie domande prima dell’intervista perchè non possa minimamente pensare che sia tutto organizzato in precedenza.

Prontamente allora chiama qualcun altro. Stavolta si chiama Stefania, è più riservata, parla con parole più misurate pero’ le considerazioni sono quasi le stesse “una persona fantastica, pochi difetti, sempre pronto ad aiutare, capace di tirarti su di morale…

Va bene, la interrompo… Cio’ che ho visto durante l’intervista è il Nicola di ogni giorno.

Se lo slogan “una forza tranquilla” non fosse cosi’ svilito, potrebbe essere stato creato per lui.

Il suo fisico robusto, le sue mani forti, il suo sguardo sicuro, diretto, i suoi tratti un po’ duri a riposo trasmettono una forza naturale che sa quasi di autorità. Ma appena si mette in movimento e parla, si sente l’equilibrio, la tranquilità, la pazienza, la gentilezza. Il suo modo di ascoltare, di salutare, di essere pronto ad aiutare dimostra la sua generosità. Anche il suo garbo nell’ accettare un’intervista e portarla avanti per lungo tempo come se nella sua agenda non avesse nient’altro da fare pur sapendo quanto possa essere fitta di appuntamenti, ci fa capire la grandezza anche della sua umanità.

Mi confida tutto con semplicità senza mai guardare l’ora, tranne una volta, ma solo per avvisare sua moglie del suo ritardo… quindi posso aggiungere anche il rispetto alle innumerevoli qualità che ho intravisto.

Una dolcezza angelica sembra trasparire da lui… oppure è un talentuoso seduttore? Oppure potrebbe essere un po’ di imbarazzo chissa! E’ ormai riscontro senza nessuna sorpresa che tutti: amici, colleghi, studenti sono “innamorati” del personaggio Nicola Castangia. Lui non è solo un bravissimo fotografo, è molto di più.

«Non si sceglie cosa fotografare, la decisione è la nemica dell’ispirazione»

Potrei parlarvi ancora di tante cose! Della sua Rolleiflex, la sua macchina fotografica “preferita”.

Potrei parlarvi del suo zaino di 20 chili di peso, affettuosamente chiamato «Bintichilos», con il quale percorre la natura per regalarci delle foto magiche prese nei posti più nascosti a noi comuni mortali.

Potrei parlarvi del suo incontro con il professore Contu che ha cambiato la sua vita.

Potrei parlarvi della mostra “l’anima rubata” e di un testo emozionante scritto per la presentazione della mostra che racconta l’evoluzione della fotografia.

Potrei parlarvi dei libri sul cimitero monumentale di Bonaria realizzati durante i tempi duri della pandemia o dell’ altro bellissimoSpiriti e Dei (che vi consiglio).

Potrei ….

Pero’ preferisco parlarvi di quest’uomo che, ogni volta che entra in una Domus di Janas si emoziona come se fosse la prima volta.

Di quest’uomo per il quale fotografare significa mettere sullo stesso mirino la testa, l’occhio e il cuore…

Di quest’uomo che ha avuto applausi interminabili dopo la proiezione delle sue fotografie.

Di quest’uomo per il quale lavorare in squadra significa prima di tutto rispettare gli altri e dare loro la possibilità di emergere.

Di quest’uomo che ha un suo orizzonte nella vita, ed è quello di fare meglio ogni giorno del precedente: scatti migliori, progetti migliori, relazioni migliori…

Di quest’uomo per il quale fotografare è diventato una missione, quella di divulgare, di far conoscere la sua Terra natia.

Di quest’ uomo per il quale le sfide sono un modo di vivere.

Un uomo per cui la ricerca della soddisfazione, non solo personale, ma sopratutto degli altri, è una filosofia di vita.

Ho incontrato un grande personaggio, una bella persona per il quale la generosità fa rima con il suo modo di essere.

Christine Lauret

Nello Shooting della settimana potete scoprire una parte del mondo di Nicola Castangia: https://emotionletter.com/il-mondo-di-nicola-castangia/

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