Rubrica,  Turismo

Orgosolo, la voce dei muri

Murales Orgosolo – foto Christine Lauret
Due cento chilometri mi separano del luogo dove ho deciso di portarvi oggi. Un piccolo borgo del Supramonte, circondato di montagne sfumate per l’intenso calore dell’estate.

Arrivarci è una sfida: neve, ghiaccio, gomma e catene obbligatorie in inverno.

In estate, è piuttosto l’aria condizionata che non è una opzione!

La traversata della Barbagia mi disorienta già. Dei nomi sconosciuti: Sedilo, Mamoida, Gavoi, Oliena, sfilano con i chilometri. Dopo ogni curva spero d’intravedere questo paese di cui mi hanno parlato tanto. Il paesaggio cambia, dei vigneti si succedono ai pascoli, le montagne aride si avvicinano pian piano. Finalmente, superata una curva, appare, come un miraggio, un isolotto rosato, appoggiato su un massiccio. Il velo di vapore galleggiante attorno di lui si alza lentamente, come un incantesimo che svanisce man mano, svelando l’ambiente di questo borgo fortemente politicizzato, famoso per i suoi episodi di banditismo: Orgosolo.

Da dove iniziare… I dolmen, le tombe trogloditiche, i nuraghi, i canti tradizionali dei pastori, i cavalli, la religione, il comunismo, le tradizioni… Tanto da vedere, da dire, da raccontare… è un libro che dovrei scrivere. Allora scelgo di dedicarmi ai murales che danno un particolare fascino al paese e mi trascinano in un pellegrinaggio storico.

Una passeggiata tra i vicoli scoscesi del paesino mi permette di scoprire le vecchie case dai muri spessi, qualche volta rivestiti da una vegetazione lussureggiante. Le viuzze strette sono spesso cieche e mi costringono a tornare indietro. Il borgo è addormentato. I rari paesani che incontro sono seduti all’ombra sotto un porticoe sembrano non avere neanche la forza di parlare. Sento il loro sguardo seguirmi più per curiosità che per ostilità, qui la gente è rude ma sa che cos’è l’ospitalità.

Continuo la mia strada. D’improvviso mi ritrovo naso contro naso con il mio primo murales, mi affretto a fotografarlo. Poi un secondo, un terzo. Lascio perdere il servizio fotografico, impossibile non vivere ogni minuto. Ogni pittura è un messaggio, una reclame, una causa. I muri si succedono. Nudi, colorati oppure crivellati di proiettili… li sento, mi parlano.

Ricco. È la parola che mi viene in mente. Orgosolo è registrato come uno dei paesi più poveri, che sopravvive grazie ai pascoli ma ho l’impressione che la sua ricchezza sia da un’altra parte… Nella sua storia, il suo passato politico, di cui i suoi murales, famosi per i quattro angoli del mondo, sono l’eredità.

Ci sono storie che riposano nei libri di storia, altre sui muri, sono la loro voce … è il caso di Orgosolo.

Già nel 1969 i murales iniziano a essere presenti nel borgo ma nel 1975 Francesco Del Casino sceglie di vivere in questo posto e perpetua quest’arte provocando molti emuli. Le pitture sono vive. Hanno come supporto le vecchie pietre delle case di altri tempi, questo permette giustamente di avere un rilievo che, secondo me, hanno sfruttato i pittori, per dare alle opere un’altra dimensione.

La causa dei murales?

Un popolo di pastori e contadini che lottano contro l’espropriazione della loro terra, contro la corruzione, contro l’installazione di una basa della NATO in mezzo alle «loro» montagne.

Dei banditi orgogliosi, con un codice d’onore, che sparivano nelle gole del Gorroppu prima di essere fermati o effettuando dei rapimenti per un riscatto.

Furti di bestiame, rapimenti, morti… questi eventi hanno contributo alla fama di Orgosolo. Il borgo, di sinistra, non teme di dimostrare la sua posizione politica attraverso i murales dedicati alle grandi cause.

Lottare può essere una parola creata solo per Orgosolo tanto il suo popolo ha l’abitudine di protestare, solo contro tutti. Gli altri borghi della Barbagia sono troppo cattolici (dicono i paesani), per essere comunisti, solo Orgosolo continua la sua lotta contro l’ingiustizia.

Questi murales parlano, urlano o sussurrano secondo la scena che rappresentano.

Che si sia di destra o di sinistra, non possiamo essere sordi a queste «voci» venute dal passato. Ovvio non voglio celebrare i banditi, la macchia e quant’altro… ma non posso rimanere insensibile al borgo impregnato da una storia particolare, dove ribellione, tradizione e solidarietà dettano legge.

Magari ho anch’io una anima ribelle per sentirmi attratta dal paese dei banditi…

I canti particolari degli uomini, il rumore di cavalli nelle viuzze acciottolate e l’urlo dei muri, sono una bellissima polifonia che mi insegue nel cuore del territorio dove gli incontri sono incongrui quanto improbabili.

Non potrei che consigliarvi di visitare Orgosolo. È un’altra Sardegna da scoprire, lontana dalle spiagge, del profumo dell’olio solare, lontana delle cale e dal mare smeraldino. Imparerete perche i Sardi, secondo un atavismo, sono (dicono) predisposti al crimine… ma questa è un’altra storia!

Christine Lauret

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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