L'angolo Dei Lettori

Salvatore Vitellino: Scena della mamma

Copertina di “Un anno da Nabbo” di Salvatore Vitellino – Giunti Editore

Il più grande atto d’amore

di un genitore verso il figlio

è raccontare la sua vita

come una favola.

Salvatore Vitellino

Forse il bello del momento estremo del tramonto, quando il sole si sta sciogliendo dietro l’orizzonte, sono le conseguenze della luce… Mentre guardava questa immagine sul terrazzo del condominio, Tomà era convinto di aver trovato un pensiero davvero importante…

«Tomà? Cosa fai qui?, è ora di cena… Tutto bene? Ti abbiamo cercato in casa, sei venuto sul terrazzo senza dire niente?»… 

La contemplazione del tramonto era troppo difficile da spiegare, anche a se stesso. Ma sullo sfondo delle sue immagini mentali riemergeva un ricordo preciso che lo rendeva leggero e pesante come quella luce…

«Pensavo all’ultima vacanza che abbiamo fatto con papà… Hi, hi, hi, che ridere! Ricordi quando siamo usciti dalla stazione e cercavamo la navetta della Baia del Sole? Abbiamo visto quel furgone nuovissimo, bellissimo, e ci siamo detti ‘Wow’… invece poi è partito e dietro c’era quello bianco tutto sgangherato col portellone aperto? Il nostro…» 
«Sì sì, e papà aveva detto: ‘Baia delle sòle, cominciamo bene…’» 
La ridarella di Tomà divenne irrefrenabile. 
«E poi papà ha detto: ‘Non è meglio se chiudiamo il portellone?’ e il tizio che guidava tutto sudato e peloso: ‘No, non si preoccupi, così cambia l’aria’. E papà che si aggrappava a ogni curva… Che ridere… E poi quello della reception che sembrava Mr. Bean e faceva tutto lui, e quando tu gli hai chiesto: ‘Ma al bar non c’è nessuno?’, lui: ‘Sì sì, che le serve?’ ed è corso a fare i caffè, e poi la sera ce lo siamo ritrovati che faceva l’aiuto pizzaiolo… Che posto!»… 
«E gli animatori?» 
«Ah, sì! Vero!» esplose Tomà. «Quella che faceva l’acquagym sembrava Maga Magò, e poi c’era Johnny, il capo degli animatori che non parlava l’italiano figuriamoci l’inglese, diceva: ‘Stasera beby danz’, e poi, ti ricordi che non riusciva a dire karaoke? Diceva ‘karaoki’, papà lo correggeva e lui: ‘Sì, grazie, stasera karaoki’… Che risate, davvero! Ah, e poi quella volta che siamo usciti in canoa io e papà! Dal largo abbiamo visto il nostro campeggio triste, senza musica, vecchio, e poi a fianco c’era quello super lusso, con i bungalow che sembravano ville di Hollywood, la pista da ballo dove si ballava anche di giorno, e sopra una piscina da cui scendeva l’acqua come una cascata… Una meraviglia!»…

Poi tacquero, entrambi. Tomà sospirò, riempiendosi prima i polmoni come volesse far scorta di quell’aria impregnata di ricordi. 
«Tomà, vuoi che ceniamo qui, eh? facciamo uno strappo alla regola?» 
«Davvero? Si può, non ci sgridano?» 
«Cucciolo, chi vuoi che ci sgridi, è il terrazzo condominiale e non facciamo nulla di male. Prendo due panini, il sacco a pelo e ci facciamo una cena sotto le stelle, mamma e figlio, mmh? Ti va?» 

La mamma aveva sempre grandi idee, lui le sorrise con gli occhi come se gli avesse regalato una sera al luna park… Dopo pochi minuti la mamma tornò su con due panini al salame, una bottiglietta d’acqua e il sacco a pelo da una piazza e mezza di quando era fidanzata con papà. Mentre mangiavano la mamma disse: «Alla nonna toccherà mangiare da sola, ma ci scusa… A proposito, la nonna mi ha raccontato che hai incrociato Giò Giò… Vuoi parlarne?»… 

«No… è che mi sono reso conto che…» Non immaginava facesse così male confessare quella verità. «…che comincio a non ricordare più alcune cose di papà. Cioè, alcune immagini le ho chiare in mente come un film, ma poi… non so come dire, è come se mi ricordo alcune scene di un film ma non mi ricordo tutta la storia…» 

Si sentiva strano, Tomà. Una parte di lui voleva piangere, perché perdere la memoria del padre voleva dire lasciarlo morire. Un’altra parte si sentiva come la Terra al tramonto, sospesa fra il rimpianto di ciò che è perduto e il sogno di ciò che verrà. Ecco, non ne era sicuro, ma il momento estremo del tramonto che aveva contemplato prima doveva essere l’immagine perfetta della memoria…

«Cucciolo, ti stai confrontando con il problema più grande dell’uomo, la memoria. Non ti devi sentire incompleto, in difetto, o cose del genere. Ti assicuro che riguardo la memoria non è che ci sia tutta questa differenza fra bambini e adulti… Non ti aspettare una soluzione, io non ce l’ho. Quello che posso dirti è che i ricordi vanno coltivati come i fiori, come le orchidee che tengo all’ingresso: sono fiori delicati e bellissimi, che richiedono cura, come la memoria. Se non curiamo il nostro giardino, possono crescere erbacce, o appassire i fiori. Abbiamo due modi per ricordare. Le immagini mentali e le parole. Le immagini sono i nostri fiori. Le parole ci servono per seminare fuori i nostri ricordi o per prendere i semi degli altri e farli fiorire in noi. Tutta la storia che studiamo, ogni romanzo o poesia sono una semina di memoria. Pensaci un attimo, Tomà, come facciamo a capire il mondo? Lo trasformiamo in un grande racconto, un racconto delle vite degli altri, perché la verità, Tomà, è sempre nelle storie. La nostra stessa vita è una storia che ci raccontiamo ogni volta diversa. Tu hai conosciuto papà per quasi sette anni. È normale che, crescendo, alcuni suoi ricordi sbiadiranno e altri acquisteranno un sapore e un colore diversi, perché sarai cambiato tu. Nessun ricordo resterà mai uguale a se stesso, crescono con noi, dipendono dalle nostre emozioni. Ricordi quando guardavi Cars e Il re leone un giorno sì e uno pure?» 

«Già…» Tomà era sdraiato a fissare le poche stelle visibili, piccole punte di spillo nel nero tessuto della notte. «Come mi piacevano quei pomeriggi… sapevo esattamente quello che sarebbe capitato e mi piaceva provare le stesse emozioni, mi sentivo sicuro a rivivere sempre le stesse cose». 

«Certo, ma adesso non li guardi più, e quando li ricordi ti vedi piccolo perché adesso conosci emozioni diverse. Adesso, che sai di avere poche immagini tue di papà, vuoi conoscere i dettagli della sua storia… per questo le parole con cui te lo raccontiamo io e la nonna sono importanti. Per questo ci vuole onestà e umiltà nel coltivare il racconto della memoria. 

«Quello che devi ricordare sempre di papà è che lui era nato per aiutare gli altri…Voleva entrare nella Guardia costiera, essendo uomo di mare, ma quando si è trasferito qui è entrato nei Vigili del Fuoco, il lavoro perfetto per lui. Sacrificarsi per gli altri era la sua natura, così quando la sera… in cui è morto… gli hanno chiesto se poteva sostituire un collega per rispondere a un’emergenza, anche se aveva finito il suo turno… e anche se si trattava di una fuga di gas ed era pericoloso… è andato. Devi ricordarlo per questa sua natura.» 

La mamma tacque. Tomà poteva sentirne il respiro «Tu non lo sai, ma sei come lui. Devi essere orgoglioso di lui, perché si è fatto da solo, non ha ereditato case o soldi come certi genitori dei tuoi compagni, ha costruito tutto con i suoi sacrifici, come si faceva una volta, diceva lui. Ecco, lui, che era cresciuto con i racconti del nonno Frank sulla miseria dopo la guerra, aveva il culto dei sacrifici. A lui piacevano le storie di chi ha raggiunto grandi traguardi partendo dal nulla. Oppure le storie dei padri che si spaccano la schiena per dare un futuro migliore ai figli… Qui, da noi, di queste storie ce ne sono sempre meno, stiamo troppo bene e non siamo più abituati ai sacrifici, ma in altri Paesi…» 

La mamma, notò Tomà, aveva una voce da ragazzina e parlava guardando le stelle, tanto che pensò per un attimo stesse parlando a se stessa, o forse alla sua immagine di papà. Lui la guardava, sdraiato sul sacco a pelo di fianco a lei, e si crogiolava in quel tepore perché era un calore che condividevano. Li faceva sentire uniti… 

«Per cui, tornando al discorso sulla memoria, Tomà, coltiva le immagini che hai di papà, quelle formeranno il tuo film… Ma se vuoi avere un senso generale della sua storia, del film, come dici tu, al di là delle singole scene, allora basati sul racconto che ti facciamo io e la nonna. Certe persone, anche se le abbiamo conosciute poco, le possiamo associare a un’idea generale della loro personalità, ricordarle con un’emozione unica: se, al di là delle immagini di papà che coltivi, vuoi ricordarlo con un’idea generale è quella del sacrificio che richiede un grande coraggio». 

Tomà pensò a tutti i suoi racconti, … pensò alla Terra nel momento estremo del tramonto, tirata da un lato dalla luce e dall’altro dall’oscurità, e non sentiva più quel senso di abbandono nell’ombra che aveva provato per tutto il pomeriggio, anzi gli sembrò che la luce che se ne va consegna la speranza alla notte che la fa fiorire… come la memoria. 

…Voleva dire qualcosa, trovare le parole per far sapere alla mamma di quel fiume dentro di lui e che lei era l’oceano in cui sfociava, ma non gli veniva niente. Disse… 
«Mamma…» 
«Sì, Tomà?» 
«Il papà migliore del mondo, per me, sei tu…» 
«Grazie, tesoro!» 
Fu un acuto improvviso. La mamma si voltò con le lacrime agli occhi e lo riempì di baci, sulle guance, sugli occhi, sulla fronte, lui sentiva il bagnato sulle guance ed era felice, felice perché la mamma condivideva quella gioia fatta di dolore con lui, felice perché quella fragilità era la loro forza, e gli sembrava assurdo che la felicità facesse rima con fragilità… Entrambi si girarono a guardar le stelle, soli con i propri pensieri. C’è sempre un punto oltre il quale gli altri non possono andare dentro di noi…
Lui le cingeva il collo con il braccio destro e intanto aveva gli occhioni spalancati a guardare il cielo…
È vero, la bellezza del cielo stellato non si sa spiegare, ma le cose alla fin fine sono semplici come l’immagine delle stelle… Sì, è vero, non avrebbe più potuto chiudere gli occhi sulla spalla del padre… Però, sentiva che poteva godersi quella sua stessa fiducia nella bellezza della vita… Darla alla mamma come il più bel dono possibile, e addormentarsi al suo fianco.

Salvatore Vitellino

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