Dossier,  Rubrica

Sant’Efisio tra Mito e Realtà

        

 Mentre in Francia il 1 Maggio è sinonimo di mughetto, di giornata internazionale delle rivendicazioni salariali e di manifestazioni operaie, la festa del lavoro in Sardegna riveste tutto un altro aspetto e soprattutto a Cagliari. 

In questo giorno un ‘unica sfilata è sulla bocca di tutti, quella organizzata ogni anno per Sant’ Efisio: santo e martire, protettore della città. Posso affermare che, qui, in campo religioso non si risparmiano.

Se per giunta si tratta di un santo che ha salvato la città, i festeggiamenti  in suo onore sono tali da meritare l’interessamento da parte dell‘Unesco che li ha classificati come patrimonio mondiale.

Chi era dunque  Sant’Efisio ?

Efisio nasce nel III secolo da madre pagana e da padre cristiano alle porte dell‘Asia minore. Dopo aver perso il padre, è  educato  nella fede pagana. Adulto, entra nell’esercito romano e viene inviato in Italia per combattere i cristiani.

E’ a bordo d’una nave che la vita di Efisio vacilla. Mentre sta navigando verso l ‘Italia, viene colpito da una apparizione nel cielo. Stordito, cade in ginocchio quando vede un’immensa croce e sente la voce di Cristo che gli annuncia il suo prossimo martirio a causa della fede cristiana. Si rialza e scorge incisa  sul dorso della mano una croce.

Convertito, toccato dalla grazia, si fa battezzare e decide di difendere i cristiani e di convertire coloro che non lo sono. Si dedica alla diffusione del cristianesimo in Sardegna, dove i villaggi dell‘interno sono ancora molto pagani.

Prende il suo bastone di pellegrino e predica la parola del Signore riuscendo a raggruppare un certo numero di fedeli intorno a lui. Converte un gran numero di persone e mosso da una intuizione improvvisa, scrive al ‘imperatore chiedendogli di  sposare la religione cristiana.

Roma, che da quell’orecchio non ci sente, manda un emissario sul posto per  riportare alla ragione il giovane Efisio. Quest’ultimo rifiuta di rinunciare alle sue credenze. Viene torturato e incarcerato nella  prigione di  Cagliari, una grotta buia che poi diventerà la chiesa di Sant’Efisio.

Nello stupore generale, le  ferite riportate durante le torture spariscono come per incanto. La notizia circola in tutta la città, il popolo è convinto che Efisio sia un inviato di Dio e si registra un notevole aumento delle conversioni. Ciò va a scapito degli interessi del’ imperatore che, stremato, firma la condanna a morte di Efisio considerato impostore. Costui verrà decapitato sulla spiaggia di Nora, cittadina a 30 km da Cagliari.

Per paura di possibile sommosse in una Cagliari in collera, Efisio viene trasportato di soppiatto, di  notte fino a Nora sotto il naso dei cittadini addormentati. Viene decapitato l’indomani non senza avere prima chiesto a Dio la protezione per la Sardegna, Cagliari e i suoi abitanti.

Richiesta di aiuto

Le sue tracce si perdono per molti anni, fino al 1656, anno in cui una violenta epidemia di peste imperversa a Cagliari. Disperate, le autorità invocano Sant’Efisio per salvare la città.

La peste sparisce.

Da allora, la città mantenne la sua promessa. Ogni anno , il 1° maggio, organizza una processione che parte dalla piccola chiesa di Stampace, dov’è conservata la statua del santo fino a quella di Nora eretta sulla spiaggia, luogo dove fu ucciso.

Da quel momento, sono state numerose le volte in cui Sant’Efisio è stato invocato per Cagliari che ha sempre visto il suo intervento divino quando scampava a qualche pericolo. La città ha mantenuto la sua promessa. Non c’è stato anno in cui non sia stata organizzata la processione, anche sotto i bombardamenti del  1943, in una città in rovina.

Sotto le bombe

Secondo me, la processione del  1943 fu la più straziante per la sua mancanza di spettacolarità. A bordo di una macchina presa a prestito per l’occasione, le reliquie del santo, miracolosamente risparmiate dalle bombe, vengono trasportate nelle vie di una Cagliari devastata, deserta. I rari cittadini ancora presenti si accalcano attorno al veicolo con la speranza di poter toccare la veste del santo o abbracciarlo. Nessuno sfarzo, ma una fede palpabile che fa venir la pelle d’oca. (vedi video)

E’ una vera storia d’amore tra Cagliari e Sant’Efisio; rispetto d’un patto, d’una promessa fatta più di 300 anni fa.

Una cosa è certa, quando il carro che porta Sant’Efisio si muoverà nella chiesa di Stampace questo 1° maggio, io sarò già al mio posto, il migliore ( a detta dei fedeli ), davanti alla stazione da dove potrò ammirare le migliaia di petali gettati dai balconi circostanti, ricoprendo il suolo e disegnando un  tappeto colorato al passaggio del santo martire.

Da tutto il mondo si viene ad assistere alla festa di Sant’Efisio. E’ la manifestazione più importante ,  più antica della Sardegna  e  la processione più lunga d‘Europa (35 km).

Sant’Efisio : una promessa, una fede, una cultura

E’ la più lunga processione d’Europa.

35 chilometri per portare il Santo fino a Nora e 3 ore e mezzo di sfilata nella città di Cagliari !

Prima di lasciarvi scoprire il reportage fotografico, qualche informazione per chi non la conosce o non la ricorda…

I carri : ogni località prepara il proprio carro, trainato da potenti buoi, decorandoli con molta cura. Tra le magnifiche decorazioni floreali, troviamo anche, sospesi qua e là : salsiccia, prosciutto, pane, insalata… tutto quello che, all’epoca, era ritenuto necessario per sopravvivere quando si viaggiava per un lungo e difficile percorso.

Gli uomini : ogni villaggio sfila con il costume tradizionale sardo. Esiste una ricca varietà di costumi sardi… è l’occasione per godere dell’abbondanza di colori sui vestiti delle donne e gli strani copricapo degli uomini. Il loro berretto serviva talvolta, a contenere qualche cibo quando portavano le greggi ai pascoli.

I cavalli : Per me rappresentano la parte più interessante. Quasi 300 cavalli orgogliosi, nervosi, spaventati o semplicemente incuriositi, sfilano per strada cavalcati da uomini e donne in costume tradizionale. Non fanno eccezione e come i loro cavalieri hanno « indossato » il loro abito della festa: collane di fiori, campanelle, code e criniere intrecciate… sono maestosi. Padroneggiare queste splendide creature è di per sé uno spettacolo. Migliaia di spettatori si accalcano sui marciapiedi, non delimitati da barriere, quindi ogni cavaliere deve saper controllare la sua cavalcatura. Ahimé! Non siamo mai al riparo da una palla che vola seminando il panico fra i cavalli… Malgrado il « pericolo », nessuno mancherebbe a questa sfilata, avendo tutti una cieca fiducia nella coppia cavallo/cavaliere ! Non dimentichiamo che siamo nel paese dei cavalli !

Sant’Efisio : Una sfilata diversa dalle altre. Qui, la processione precede il Santo che chiude la sfilata circondato dalla sua «guardia» : cavalli, funzionari e religiosi arrivano quasi 3 ore dopo l’inizio dello spettacolo.

Adesso vi lascio apprezzare quest’album nel quale ogni foto è stata presa da me. Non sono riuscita a selezionarle, quindi se volete ammirarle tutte e rivivere l’atmosfera del primo maggio a Cagliari quando non c’era il COVID, sedetevi e dedicatevi un attimo, ne vale la pena.

Buona lettura di immagini…

Christine Lauret

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