L'angolo Dei Lettori,  Rubrica

Stravaganza

Tempo fa ero in una Sala, in attesa che cominciasse un evento formativo dove ero relatore.
Nell’ attesa stavo passeggiando su e giu’ nella sala quando il mio sguardo venne attratto da un banale e non esteticamente bella cornice su un pilastro. Incuriosito, mi avvicinai e fui rapito in un vortice di pensieri, ricordi, emozioni nel leggere i seguenti versi:


Il vento, la bora, le navi che vanno via
il sogno di questa notte
e tu
eterno soccorritore
che da dietro le piante onnivore
guardavi in età giovanile
i nostri baci assurdi
alle vecchie cortecce della vita.
Come eravamo innamorati, noi,
laggiù nei manicomi
quando speravamo un giorno
di tornare a fiorire
ma la cosa più inaudita, credi,
è stato quando abbiamo scoperto
che non eravamo mai stati malati.


Era il pilastro del Santa Maria della Pietà, storico manicomio giudiziario di Roma, ed i versi erano dedicati ad Aldo Basaglia da Alda Merini – interessante poetessa, con passato di ospite di strutture psichiatriche.
Da allora diverse volte ho condiviso quei versi con i miei studenti di Medicina.
In particolare, richiamavo la loro attenzione sulla conclusione: sentirsi dire di non esser malato, che il proprio “malessere” non è (e non è dovuto) a malattia.
Non intendo certo fare riflessioni profonde o, al contrario, semplicistiche sulla malattia psichiatrica, sulla riforma dei manicomi… ma vorrei condividere dei ricordi coloriti da emozioni, magari in ordine sparso come e’ il flusso di ciò che si aggira in noi.
Bizzarria e stravaganza fino alla Seconda Guerra Mondiale erano “diagnosi” psichiatriche.
La legge 36 del 1904 indicava il compito dei manicomi (giudiziari, di fatto) nel ricoverare chi era pericoloso per se’ o per gli altri oppure chi era “di pubblico scandalo”.
Ho incontrato diversi pazienti – già anziani – che in gioventù han fatto esperienze (credo indicibili, dato che non ne hanno mai raccontato in dettaglio, ma parlavano i loro occhi) di manicomio, inviati dai familiari perché bizzarri o stravaganti …
…magari ”banalmente” per non aver voluto sposare chi indicava la famiglia!
Di qui le emozioni di quei bei versi di Alda Merini che ora intendo, condividendoli, affidare al cuore ma anche alla mente di chi li leggera’, perché ognuno possa rivivere gli steccati che abbiamo creato in tanti episodi della nostra vita, contribuendo ad etichettare o far sentire “malati” chi semplicemente ci impauriva con la propria capacita’ di andare a oltre i nostri schemi, abitudini, vere o finte certezze.

Angelo

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