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Una storia d’acqua…

Illustrazione di Anja Riemann

Il fuoco, il vento o l’acqua hanno sempre segnato la nostra memoria per la loro capacità di creare scompiglio.

Settimane di pioggia in poche ore, il cielo piange tutte le sue lacrime in un solo colpo. Non è il cielo che cade sulla nostra testa, no, sono le nuvole che si aprono e diventano fiumi e torrenti fulminei che si infiltrano nell’angolo più piccolo, trascinando tutto nel loro passaggio. Piangiamo, ci lamentiamo… il cielo è omicida!

Allora interpelliamo i meteorologi, i climatologi e chiediamo una spiegazione: cosa vedono sui loro computer? Ci rivolgiamo a loro come se fossero dei «Nostradamus», ma non hanno una sfera di cristallo, studiano, registrano i dati, ma è, e sarà sempre, un mito poter domare la natura.

Possiamo adattarci, ma ogni lavoro che facciamo per controllarla provoca sempre drammi, problemi, incubi.

Tagliamo gli alberi? E la natura si vendica versando dei serbatoi d’acqua su di noi, allagando la terra.

Erigiamo delle città che crescono come funghi? E le foglie degli alberi ingialliscono, cadono in estate e l’acqua si fa scarsa, il regno della canicola inizia.

Costruiamo un canale? E l’acqua riprende i suoi diritti, allagando pascoli, abitazioni, facendo traboccare i fiumi…

Da sempre l’uomo ha voluto domare gli elementi, qualche volta ci riesce, qualche volta meno, ma c’è sempre un prezzo da pagare e la fattura è spesso gravida di conseguenze.

La storia del canale di Panama è un esempio perfetto di una natura sfruttata che si ribella.

Le nostre rubriche vi racconteranno di più...

Buona settimana !

Christine Lauret

(Lettrice e correttrice Anja Riemann)

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