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Videogiochi: Necessità o dipendenza?

Photo credit: Sam Howzit on VisualHunt

Calenda, ministro dello sviluppo economico, afferma che i videogiochi sono nocivi e rappresentano l’entrata verso l’ignoranza. Dall’altra parte una blogger, Mariangela Vaglio dottore in storia antica, esagera i suoi propositi e paragona un libro con un videogame.

Secondo me, Calenda ha dato buone ragioni non per vietare, ma per diminuire i videogiochi. Stare troppo tempo davanti a uno schermo, omettendo i problemi che potrebbe causare alla vista, i mal di testa, l’insonnia e in alcuni casi l’obesità, può anche nuocere al cervello. Dopo aver giocato online, non riusciamo a concentrarci del tutto sui compiti, su un libro o una conversazione. Dopo aver spento la playstation ed essere stati in silenzio per tutto il tempo, andando a cena, i ragazzi non usano più un linguaggio ritenuto ”normale”, non riescono a esprimersi. Dopo essere usciti dal mondo virtuale, i giocatori tornano alla realtà con un senso di vuoto. Escono da un mondo d’azione per tornare a una realtà monotona. Ora esistono persino tablet per i bambini per permettono loro di giocarci, quindi già da piccoli crescono con uno schermo. I videogiochi creano una dipendenza. Più si gioca più si vuole giocare, come quando suona la sveglia di mattina, se l’abbiamo rimandata una volta la si vorrebbe sempre rimandare. Durante il giorno, i giovani che hanno preso l’abitudine di giocare penseranno al momento in cui torneranno a casa e accenderanno la televisione. A casa, mentre fanno i compiti, saranno sempre distratti dall’idea di giocare. Il gioco deve essere una distrazione, una ricompensa, non una dipendenza.

Qualche anno fa in America, c’è stato un caso di una coppia con un bambino. Loro erano molto giovani e avevano una passione in comune: i videogame. Erano così concentrati che sono rimasti ”incollati” allo schermo per un paio di giorni. Il bambino non aveva né mangiato, né bevuto e non era stato cambiato, era rimasto solo con sé stesso per tutto questo tempo in una casa in condizioni pietose. Ovviamente la giovane coppia è stata arrestata e il figlio trasferito in una famiglia migliore.

Ecco il pericolo dei videogiochi.

Mariangela Vaglio paragona i libri ai videogiochi. Sì, entrambi ci fanno entrare in mondo, ci fanno entrare in un mondo di fantasia. Con entrambi ci si può alienare, ci si può rifugiare, si può sfuggire ai problemi quotidiani. Ma non dimentichiamo che un libro è fonte di cultura e ricchezza linguistica.

È bene giocare ai videogiochi, è necessario per ricompensarci dopo una giornata di studio e ormai i videogame fanno parte di questa generazione. È il pane quotidiano di molti giovani ed è una cosa positiva. Ma bisogna mettersi dei limiti, come ho detto, è una ricompensa: prima si studia poi si gioca. Non vuol dire che si giocherà poco, ci sono giorni in cui si hanno pochi compiti.

I videogiochi possono essere un problema, ma non per forza lo diventano. Quindi non bisogna vietare del tutto i videogame ai propri figli, ma neanche lasciarli per ore e ore.

Giocare sì, ma con parsimonia.

Léa Lauret (lettrice di 16 anni di Emotionletter)

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